UN SERVIZIO DI COMUNICAZIONE FRA FAMIGLIE

Una landa desolata non è il luogo in cui vogliamo portare i nostri figli a fare il cammino della vita. La solitudine può diventare la scelta di un adulto, ma i bambini devono godere della compagnia l’uno dell’altro. Il gioco, lo studio, la crescita sono cose che si fanno in banda. Cosa sarebbe l’infanzia senza l’amicizia, un compito di matematica condiviso, un calcio al pallone insieme, una gita in montagna?
In questi anni di duro e felice lavoro svolto intorno al tavolo della cucina per fare scuola in casa, non so come avremmo fatto senza “gli altri”. Quelle famiglie che hanno visto in questa scelta lo stesso nostro entusiasmo e che hanno voluto partire con noi per fare il viaggio insieme.
Per questo, quando ci siamo conosciuti e incontrati per capire come fare, da dove salpare, a casa di chi andare, quali testi usare, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso che la nostra sarebbe stata come una grande nave. Su cui far salire i ragazzi per navigare insieme in un luogo riparato e dove, a piccoli passi, possano imparare a usare la retta ragione, ad agire con coscienza desta e libera e con un pensiero forte e originale. In amicizia, il sogno di custodire la purezza dei costumi e recuperare lo splendore della cultura antica e delle nostre millenarie radici cristiane continua a darci la spinta di veleggiare sempre più in avanti in bonaccia o in tempesta o, come in tutte le lunghe spedizioni, nella fatica di tenere in alto i cuori nonostante la ciurma!

Un giorno, però, è successo che durante il viaggio abbiamo ricevuto segnali da altre imbarcazioni e, quando queste hanno iniziato a diventare sempre più numerose, abbiamo pensato di organizzare un servizio di “segnaletica”, con l’intento di mettere in comunicazione fra loro le famiglie che, nella stessa zona e con le stesse intenzioni, volessero incontrarsi per costruire la propria barca e iniziare questo viaggio in cui molti di noi sono già partiti.
Abbiamo quindi pensato di aprire uno spazio permanente in cui tutti possono scrivere per entrare in contatto nella stessa zona di residenza, riunire le forze e fare azioni concrete a tutela dei figli.
Come fare?

    • Chi è interessato a conoscere altre famiglie cattoliche può scrivere a torino@parentalicattoliche.it, specificando la provincia o la zona di residenza.
    • Dal momento in cui, in una zona o provincia, ci siano due o più famiglie interessate, verrete messi in contatto tramite scambio di indirizzo mail o numero di telefono. Chiediamo naturalmente esplicita autorizzazione anche per questo aspetto della comunicazione fra noi e voi, che avverrà senza pubblicare sul sito di Confederazione Triarii, alcun dato personale.
    • Saremo molto grati a quanti, avendo avviato un progetto di educazione parentale, vorranno poi segnalarcelo. In questo modo, Deo juvante, si potrà creare nel tempo una rete di proficui rapporti fra operatori dello stesso settore.

Forza e coraggio, dunque, questo viaggio non è impossibile, in compagnia!

Nili Santoro

  • Le scelte giuste

    di Nili Santoro Quando iniziano a venire certi pruriti all’idea che i figli vadano ogni giorno per molte ore ad imparare ad amare ciò che dovrebbero odiare e a odiare ciò che dovrebbero amare, è arrivato il momento di pensare seriamente all’educazione parentale. Si è arrivati a un punto di non ritorno. Quando avete capito

  • LE FERRAMENTA PERDUTE

    di Dorothy L. Sayers Non ritengo di dover chiedere scusa del fatto che io, con una limitatissima esperienza di insegnamento, presuma di poter discutere di educazione. Oggi presumono tutti. Ci sono vescovi che presumono di poter discutere di economia; biologi, di metafisica; chimici inorganici, di teologia; in ministeri dove si richiede la più alta competenza

  • di Nili Santoro Meditavo di dover scrivere un libro così, quando un giorno un amico me lo ha portato. Già fatto! Mi è venuta voglia di cercare l’autrice per ringraziarla di avere fatto per noi questo faticoso lavoro. Da troppo tempo annaspavamo fra fotocopie, testi di storia per le scuole superiori, guide didattiche degli anni

  • Sono due anni che lavoriamo per progettare l’uscita dei figli dalla scuola pubblica e ora possiamo dire di averlo fatto, allorquando abbiamo consegnato alla preside della scuola  la lettera di richiesta per educazione parentale. Un gesto piuttosto veloce e indolore, portato in segreteria una mattina qualunque e incassato senza proferir parola. Scopro che siamo i primi nella storia del nostro istituto comprensivo.
    Ma perché arrivare a tanto? La scuola è un’istituzione antica e di indiscussa autorità e fino a pochi anni fa nessuno si sognava di farne a meno. Chi mai può pensare di prendersi il mal di pancia di tenere i figli a casa ogni santo giorno dell’anno ventiquattro ore su ventiquattro durante l’età scolare? Anche non lavorando fuori casa, questa possibilità è vista da ogni madre come la bocca dell’inferno, per legittimi motivi che in parte comprendo.

  • Abbiamo tenuto i figli a casa da scuola per motivi di sopravvivenza della specie.
    Siamo famiglie unite dal desiderio di tenere insieme alcuni principi fondamentali, nella crescita dei figli, che fino a 70 anni fa erano condivisi dalla maggior parte delle persone. Questi principi appartengono tutti alla sfera del buon senso comune, oggi via di estinzione: l’educazione al vero, al giusto, al bene e al bello; la crescita secondo ragione retta e coscienza desta, che propizi la libertà di pensiero; la cultura secondo realtà e verità e non secondo ideologia, per un principio normativo del reale.

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