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Il futuro di Trump e del mondo

Che farà ora Trump? E cosa accadrà ora negli USA e nel mondo?
Queste due domande assillano le menti di tutti coloro che amano l’ordine naturale, il Bene e la libertà, nel senso più elevato del suo concetto.
Personalmente, ho sperato e pregato fino a quando è stato possibile, per una vittoria di Trump prima del 4 novembre e per una resistenza, anche a qualsiasi costo, di Trump dopo il 4 novembre.
Non tanto o solo per Trump, di cui credo di vedere bene tanto le qualità innegabili – accresciutesi peraltro in questi quattro anni, che lo hanno reso senza dubbio alcuno il miglior Presidente della storia degli USA, migliore anche di Reagan – quanto i limiti, soprattutto in politica estera; ma anzitutto e soprattutto per la piena consapevolezza del male abissale – ben peggiore di quanto la “gente” anche più pessimista possa immaginare – che si è reinsediato al comando politico esterno: utilizzo questa espressione come eufemismo per dire che Biden è solo il maggiordomo telecomandato dalle forze economiche e finanziarie che gestiscono l’attuazione del Nuovo Ordine Mondiale, che a loro volta rispondono ad altre forze.
Ma già con il tradimento – perché di questo si tratta e non di altro – di quattro di sei membri repubblicani della Corte Suprema (basta porsi questa semplice domanda: a parti inverse, i giudici democratici si sarebbero comportati similmente?), iniziai a sentire dentro di me che non ci sarebbe stato molto da fare; poi l’abbandono di molti repubblicani, poi – soprattutto, dato chi è suo marito – il distacco di Ivanka, poi il comportamento indegno di Pence (mai fidarsi dei cattolici in politica, sempre democristiani nell’anima sono, pure negli USA), e infine gli eventi del 6 gennaio, mi hanno chiarito che, almeno per il momento, tutto era perduto e che quel demone incarnato della Pelosi aveva avuto ragione nella sua strafottente ormai celebre affermazione sul 20 gennaio.
Almeno per il momento. Che vuol dire questa affermazione?
Non conosciamo il futuro, ma possiamo dire due cose con logica evidente.
La prima, è che quanto accaduto non può non aver lasciato un segno indelebile nella coscienza degli americani. Essi stessi non possono non capire ormai che non sono più gli “immacolati” della democrazia, non sono più l’esempio per il mondo e forse qualcuno inizia perfino a capire che non sono più nemmeno il popolo eletto da Dio. Forse qualcuno inizia a capire che è iniziato oggettivamente il declino. Forse qualcuno inizia a capire che si sono venduti anima e corpo alla Cina e al Deep State finanziario.
Che le elezioni siano state truccate ormai è assodato. Perfino chi ha votato Biden veramente nella sua anima non può non saperlo. O almeno averne il concreto dubbio. A maggior ragione decine di milioni di americani che hanno votato Trump.
Ciò indebolisce notevolmente la figura presidenziale e tutto il governo che ne verrà fuori, come mai accaduto nel passato. Il cerchio d’oro del potere restaurato lo sa bene, e infatti usano modi per ora diplomatici verso i repubblicani. Ma questo è il loro problema chiave: se anche qualcuno di loro volesse essere prudente e “moderato” nella progettazione politica futura, non potrà esserlo, perché oggi il potere esecutivo statunitense è più che mai ridotto al minimo dal controllo di quelle forze di cui dicevamo prima e che hanno permesso il buon funzionamento di Dominion.
Ovvero: se Biden è lì, è perché le forze della Finanza – specie di quella informatica (Silicon Valley, ma non solo) – lo hanno permesso. Ma certamente non permetteranno che una “moderazione” politica possa rallentare ulteriormente i loro piani di Grande Reset e di nuovo ordine del mondo.
Pertanto, il maggiordomo a Washington è nei guai, perché è tra l’incudine di un popolo pericolosamente diviso per la sua stessa traballante e incerta vittoria e il martello dei poteri che lo comandano a bacchetta, e forse durerà poco. Insomma, è alla guida illusoria di un Paese profondamente spaccato, come mai prima dopo il 1860, e ben difficile da controllare, specie nelle immensità conservatrici dei territori interni. E con molta difficoltà potrà attuare riforme radicali e dissolutorie come nei loro progetti.
E a questo si aggiunge tutto il discorso – per noi europei alquanto nebuloso ma non per questo del tutto falso o fantasioso – degli umori delle forze armate del Paese più armato e aggressivo al mondo. Detto altrimenti: esercito, marina, aviazione, guardia nazionale, Pentagono e forse qualche Agenzia: cosa pensano veramente? “Di che umore sono”?
E’ impossibile negare che la situazione statunitense nel 2021 sia alquanto esplosiva, o almeno fortemente pericolante, come mai accaduto prima negli ultimi 160 anni. E, in ogni caso, la stessa situazione politica interna forse non sarà mai più come prima, a partire proprio dal mondo repubblicano, che ben difficilmente potrà digerire Trump come qualcosa che nulla ha modificato al proprio interno.
La guerra di Trump al Deep State ha spaccato profondamente il partito repubblicano, ponendolo con la faccia dinanzi allo specchio delle proprie corruzioni ideologiche con le forze più oscure della dissoluzione mondiale.
Insomma, per concludere questa prima parte del nostro discorso, “niente sarà più come prima”, sembra di poter affermare, e potremmo anche aspettarci sorprese epocali.
Ma tutto quanto appena detto sembra essere legato molto alla seconda problematica che ora affrontiamo. Ovvero… Donald Trump.
La debolezza di uno degli uomini più ricchi al mondo e fino a due giorni fa più potenti, è la sua solitudine. Come gli eventi hanno dimostrato.
Trump ora è in Florida. Cosa pensa di fare? Cosa sa? Come pensa di vivere il suo futuro, lui che comunque non è esattamente un cinquantenne di belle speranze (anche questo aspetto non può essere dimenticato)?
Cosa farà ora Trump? Scomparirà dalla scena pubblica, umiliato e sconfitto con l’imbroglio, per un “buen retiro” negli ultimi anni rimanenti della sua vita da qualche parte del pianeta?
Oppure continuerà la sua battaglia? E, in questo caso, come?
Sembra che abbia reso pubblici gli scandali e la corruzione del Deep State, a partire dai Clinton e dagli Obama, fino ai Biden e a tutto il resto del circo infernale della terra.
Ma perché non lo ha fatto prima? Perché lo fa solo ora?
Ma, oltre a rendere colpi – per quanto durissimi – a questi demoni, cosa intende fare politicamente? Restare legato a quel partito che lo ha abbandonato? Creare un nuovo partito che spacchi i Repubblicani dividendo al loro interno i buoni dai collusi con il Deep State (molti dei celebri neocons)?
Che contatti continuerà ad avere con le forze armate?
Vorrà sollevare un intero popolo che potrebbe seguirlo? Sollevarlo politicamente ed eventualmente non solo?
Sono tante domande, tutte legittime. Ma che sottintendono un limite estremo di fondo: tutto dipende da un solo uomo, dalla sua volontà.
A meno che – terza possibilità – non voglia avventurarsi a fare il “padre nobile” di una rinascita politica tranquilla, serena, democratica (non nel senso di liberal), lanciando altri più giovani al suo posto. Ma questa soluzione richiederebbe ovviamente anni per poter essere validamente attiva, quegli anni che permetterebbero al Deep State di nuovo al potere completo di “resettare” il mondo secondo i loro piani totalitari e sovversivi.
E’ difficile oggi sapere quello che accadrà negli USA e cosa deciderà di fare della sua vita – e di quella di miliardi di persone – Donald Trump.
Siamo al bivio della storia, agli inizi di questi anni Venti del ventunesimo secolo dell’era cristiana. E la speranza sembra risiedere in un solo uomo, per ora sconfitto.
Ma nella visione cristiana della vita, tanto individuale che sociale, la speranza non deve mai risiedere in alcun uomo, ma solo in Colui che regge il mondo secondo i suoi imperscrutabili piani.
Noi possiamo solo essere realisti: quindi, non nasconderci da un lato l’abisso infernale (è il termine più appropriato, per niente esagerato) in cui siamo precipitati e di cui ben presto avremo migliore cognizione e, dall’altro, non dimenticare mai che l’inferno avanza solo fino al punto previsto da Dio, che può cambiare il corso della storia in qualsiasi momento e modo.
Pertanto, il cristiano può e deve pregare e schierarsi, essere prudente e accorto e al contempo pronto a ogni evento, senza mai perdere la speranza, anzi, la certezza, nella vittoria finale del Bene.
Anzi, deve avere la consapevolezza che più il Male avanza, più la notte è avanzata, più vicina è l’alba, più vicina è la Luce.
Vediamo cosa deciderà di fare Trump. E ognuno di noi agisca nel posto dove Dio lo ha messo: ovvero, nel nostro caso, in Italia.
Nel Paese della Chiesa, oggi modernista, e più disastrato politicamente di tutto il mondo occidentale. Il che vuol dire che abbiamo molto da combattere e cambiare, facendo la nostra parte in attesa di eventi che non dipendono da noi.
E il primo passo in tal senso, è di liberarsi da ogni menzogna interiore e da ogni legame con quel clero e quei politici che sono venduti in blocco alle forze della dissoluzione mondiale, oggi imperanti e terribili, domani pericolanti, dopodomani a loro volta dissolte.
Intanto, il cattolico vero e sincero preghi per tutto questo, e anche per Trump. Se vuole, egli può avere ancora un ruolo importante; anzi, ora che è privato cittadino, immensamente ricco e anche amato da decine di milioni di persone, potrebbe fare molto ma molto di più che da Presidente.
Sembra assurdo, ma così è. 
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