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Il ritorno del Re

Alcuni del PD lanciano il fronte repubblicano antisovranista.
Interessante notare non l’aggettivo “antisovranista”, visto che è il problema odierno. Ma l’aggettivo “repubblicano”.
Che bisogno c’è di dirlo? Forse che ci sono rischi monarchici in giro?
No, ovviamente, non più di quelli fascisti (anzi, meno). Eppure lo dicono. Perché?
Perché “la Repubblica è la Rivoluzione”, dicevano giustamente i massoni del XIX secolo.
E i sinistri lo sanno, sempre.
E’ giunto il tempo di lanciare il fronte monarchico sovranista.
Già immagino la (giusta, sia chiaro) obiezione: “monarchico? E chi sarebbe il re?”.
Quando cadde l’Impero Romano, nessuna delle famiglie imperiali romane sopravvisse. Le nuove dinastie della futura società cristiana nacquero dalle circostanze storiche mutate.
Oggi viviamo in un mondo in cui quelle dinastie hanno tutte – chi più, chi meno, ma tutte, a partire da quelle cattoliche – tradito e alla vigilia di una caduta generale ben più immensa di quella dell’Impero Romano.
La Monarchia è un valore oggettivo ed eterno. Ed è per questo che i sinistri mettono sempre in mezzo la Repubblica, pure quando si è tutti repubblicani: sanno che Dio è Re!
Non riescono a non pensarci.
Non pensiamo a chi sarà il re, né tanto meno alle dinastie odierne.
Sarà la storia a darci un Re.
(Ogni tanto, non fa male ricordarci dei fondamentali…)

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