La conoscenza

Capire come davvero avviene la conoscenza nell’uomo è importante per evitare tanti errori che caratterizzano la filosofia moderna e contemporanea La mente riceve dai sensi gli elementi della sua conoscenza. Non è possibile alcuna conoscenza prescindendo dai sensi. I sensi esterni, quando non sono alterati da qualche stato transitorio o da qualche patologia, attingono con certezza la realtà esterna. I sensi però si fermano ad una conoscenza superficiale, non penetrano la realtà nella sua reale costituzione. E’ l’intelletto che è chiamato a penetrare la natura delle cose. I dati dei sensi esterni vengono riuniti dal senso comune e riprodotti dal cosiddetto fantasma (ovvero l’immagine complessiva delle qualità raccolte in uno stesso oggetto). A questo livello si ferma la conoscenza sensitiva, dunque quella animale. La conoscenza dell’uomo però va oltre. E vediamo come. Il fantasma è presentato all’intelletto. Questo –come abbiamo già detto- ne penetra la natura, astraendo dal singolo oggetto il suo concetto universale, che solo ne può permettere la conoscenza universale. Un esempio: se non ho mai visto una penna, allorquando mi presenteranno una penna io non la riconoscerò come tale. Quando la vedo, il mio intelletto astrae da essa il concetto universale, e sarà questo concetto che mi permetterà di riconoscere un altro oggetto simile ma non identico, cioè un’altra penna. Se non vi fossero i concetti, una conoscenza di tipo scientifico non potrebbe mai avvenire, né la potremmo comunicare agli altri. L’intelletto offre alla mente (cioè alla ragione) l’essenza della realtà. Ecco dunque che, in una corretta conoscenza, la ragione deve entrare in gioco in seconda battuta, cioè dopo l’azione dell’intelletto. L’errore razionalista è invece quello di affermare che tutto inizierebbe e finirebbe con la ragione, che dalla ragione partirebbe tutto e che la ragione potrebbe far a meno dell’intelletto, cioè della penetrazione della realtà per coglierne l’essenza. Il razionalismo, infatti, rifiuta il metodo realista. Quando Hegel afferma che la vera logica non è quella della non-contraddizione, bensì quella della contraddizione, chiama la prima (quella della non-contraddizione) logica dell’intelligenza, la seconda (quella della contraddizione) logica della ragione. E’ l’errore dell’intellettualismo che di fatto nega l’intelligenza, cioè la propedeuticità dell’intelletto sulla ragione. Giustamente lo scrittore inglese Chesterton afferma in una sua novella (Lo scandalo di padre Brown): “… non occorre intelletto per essere intellettuali.” Alla formazione dei concetti segue una cosa molto importante, ovvero l’intuizione dei primi giudizi o principi logici. A tal riguardo importantissimi sono il principio di non contraddizione e quello di causalità. Il primo (quello di non-contraddizione) ci permette di argomentare esattamente, infatti io non posso affermare e negare nello stesso tempo. Tale principio è tanto vero e naturale che chi lo negasse inevitabilmente lo ammetterebbe. Se dicessi: il principio di non contraddizione è falso, ammetterei implicitamente che esistono la falsità e la verità, e che la prima non può essere confusa con la seconda e viceversa. L’espressione il principio di non contraddizione è falso non vale quanto il suo contrario, ovvero il principio di non contraddizione è vero. Dunque, tale principio non può mai essere negato, pena l’illogicità e l’incomunicabilità. Il secondo principio (quello di causalità) ci permette di fare scienza. Il metodo sperimentale si basa sulla riproduzione sperimentale dei fenomeni; ora, tale riproduzione può effettuarsi solo ammettendo universalmente il principio di causalità, ovvero che non c’è effetto senza una causa che lo produca. Concludendo, va detto che, essendo l’uomo composto di anima e di corpo, l’oggetto confacente (si dice in filosofia “proporzionato”) alla sua intelligenza è la natura delle realtà sensibili; ciò –ovviamente- non vuol dire che l’uomo non possa aver conoscenza delle realtà spirituali. L’importante però è che questa conoscenza avvenga attraverso la realtà sensibile (grazie al metodo analogico). Infatti, vi sono due errori da evitare: l’agnosticismo, ovvero la convinzione che dalla realtà sensibile non si possa passare alla cognizione della realtà spirituale; e l’ontologismo, ovvero la convinzione che la realtà spirituale possa essere intuita senza mediazione della realtà sensibile. Il primo errore porta all’ateismo, ovvero alla negazione dell’esistenza di Dio; il secondo al panteismo, ovvero all’ingenua e pericolosa identificazione di Dio con la natura.

Corrado Gnerre

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