La devozione ai santi

La dottrina cattolica opera una distinzione importante, quella tra adorazione e venerazione. L’adorazione va rivolta a Colui che viene riconosciuto come il fine della propria vita, cioè Dio. La venerazione, invece, viene rivolta non a chi è il fine della propria vita, ma a chi o a cosa più facilmente facilita il raggiungimento di questo fine, per esempio la Vergine (nel qual caso si parla anche di ipervenerazione), i santi o le reliquie. Questa distinzione dovrebbe “tranquillizzare” i protestanti e far loro capire che i cattolici non possono essere accusati di politeismo proprio perché ciò che i cattolici rivolgono ai santi non è adorazione ma venerazione.
I protestanti “non credono ai santi” perché non credono nella comunione dei santi. La comunione dei santi attesta che la Chiesa è una comunità, che il rapporto con Dio non si esprime solo verticalmente (il singolo fedele con Dio), ma anche orizzontalmente; a Dio, cioè, si arriva anche con l’incontro con  il fratello. Il principio della comunione dei santi fa sì che ogni peccato commesso dal singolo fedele si ripercuota negativamente sull’intera chiesa, ma anche che ogni merito personale si rifletta positivamente sulla chiesa stessa. Dunque, i meriti dei singoli fedeli sono a disposizione di tutti. I tanti meriti accumulati dai grandi santi sono messi a disposizione per le esigenze dei singoli e ben più poveri fedeli. Il principio delle indulgenze si basa proprio su questo. Il Papa, in quanto successore di Pietro, può decidere quando e come far lucrare le indulgenze. Gesù disse a Pietro: “A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.” (Matteo 16,19)
I santi sono i capolavori di Dio. Sono la dimostrazione che non solo la legge di Dio è praticabile, ma che è anche l’unica possibilità affinché l’uomo possa pienamente realizzare se stesso. I santi sono inoltre la dimostrazione che con la Grazia di Dio si può tutto, si può cambiare se stessi, vincere debolezze, pavidità e raggiungere livelli di eroismo eccezionali. Quanto vere sono queste parole di Jacques d’Arnoux: “(…)la più alta umanità che ci sia sotto il cielo l’ho perseguita tenacemente, l’ho cercata tra gli acclamati della storia. Non era tra loro. Ho porto gli orecchi agli ottoni dei vostri uomini famosi … e non l’ho trovata. Ho interrogato i costruttori dei Pantheon … i filosofi antichi e moderni. Credevano di conoscerla ma ne mostravano solo degli abbozzi e delle contraffazioni. Allora mi sono rivolto verso la Roma cristiana. Ho sentito le trombe d’oro delle canonizzazioni e ad un tratto ho fremuto … Il mio eroe non era un sogno … era là, incarnato in uomini di carne e di sangue, e le generazioni veneravano le loro reliquie e i loro reliquiari di diamante. I santi, i soli grandi uomini della terra. Ammirando le loro parole e i loro atti, io cercai il segreto della loro grandezza; cercai a lungo, e vidi in cima ad una montagna un tempio sfavillante di luce.” 
Corrado Gnerre
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