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La scuola parentale. I perché di una scelta

Fonte: www.riscossacristiana.it

di Nili Santoro

Sono due anni che lavoriamo per progettare l’uscita dei figli dalla scuola pubblica e ora possiamo dire di averlo fatto, allorquando abbiamo consegnato alla preside della scuola  la lettera di richiesta per educazione parentale. Un gesto piuttosto veloce e indolore, portato in segreteria una mattina qualunque e incassato senza proferir parola. Scopro che siamo i primi nella storia del nostro istituto comprensivo.

Ma perché arrivare a tanto? La scuola è un’istituzione antica e di indiscussa autorità e fino a pochi anni fa nessuno si sognava di farne a meno. Chi mai può pensare di prendersi il mal di pancia di tenere i figli a casa ogni santo giorno dell’anno ventiquattro ore su ventiquattro durante l’età scolare? Anche non lavorando fuori casa, questa possibilità è vista da ogni madre come la bocca dell’inferno, per legittimi motivi che in parte comprendo.

Tant’è. Noi lo facciamo perché i tempi parlano, anzi urlano. E ci dicono che i pro superano di gran lunga i contro. Basta essere genitori vivi, desti. Se non vegeti ma reagisci, la spinta è tale da essere irresistibile, e vi spiego  perché.

La scuola è sempre stata la riduzione della società in uno spazio dedicato ai più piccoli. L’atmosfera che si respira dentro le mura scolastiche è la piccola copia di ciò che c’è fuori. A società retta corrisponde scuola retta, a società dissoluta corrisponde scuola degenerata. Così come nei tempi passati nella scuola si respirava il timor di Dio, la buona educazione, l’amore per la giustizia che, ove più, ove meno, si respirava nel mondo, oggi nella scuola regnano il conformismo, il piattume culturale, la laicità più accanita, la barbarie culturale che troneggiano nel mondo. Un vivaio di piccoli barbari futuri consumatori, futuri schiavi, futuri intellettuali del relativismo nichilista e ateo. Una gara al ribasso, all’adesione cieca ai dettami della moda, alla correttezza politica ai fini di cancellare del tutto, fin dalla tenera età, le coscienze, per obnubilare sempre più dalle menti e dai cuori le nostre origini, la nostra fede, la nostra cultura. Una gara al paradosso, dove la tolleranza diventa violenza culturale, l’accoglienza diventa razzismo, la libertà diventa prigione. E i pochi sparuti cattolici rimasti sono i carcerati, i dimenticati. In tutto questo i nostri figli, inermi e mal accompagnati, subiscono il lavaggio del cervello giorno dopo giorno, senza colpo ferire. Anche quando, nella migliore delle ipotesi, l’insegnante è persona positiva, di una certa età ed esperienza, con buona professionalità e buon carattere, affezionata al suo mestiere, non può e non vuole tirar fuori il capo dalla sabbia in cui tutti si tuffano. Osando tanto si è poi costretti a vivere nella solitudine e questa è scelta eroica di pochi.

Mi direte che esagero, che sono catastrofista, complottista e oscurantista. Non è vero. Sono una mamma di oggi che vive una vita talmente normale da riuscire a confondersi con il mondo ogni giorno. L’abisso che ci separa da esso, però, si respira tra le mura di casa. Quando la porta si chiude si prega insieme, si tengono i bambini lontani dalla tv il più possibile, si evitano le feste di compleanno Rovazzi style, i centri commerciali, i parchi divertimento, le riunioni in biblioteca con la psicologa  o gli incontri di lettura per l’infanzia dove aleggia sempre minacciosa l’aura del gender, il cinema spazzatura, talvolta purtroppo il catechismo in parrocchia.

Nonostante ciò una buona parte di questo fetore viene respirato ogni giorno da tutti noi, in dosi  neanche troppo omeopatiche, un po’ per cause di forza maggiore e un po’ per permettere ai figli di conoscerne alcuni aspetti per costruire col tempo, se Dio vuole, l’apparato critico necessario per diventare persone libere. Non dico che saremo così fortunati da avere fra qualche anno  figli grati, retti e consapevoli. Una buona parte dei nostri sforzi potrà finire in fumo davanti a una discoteca o a un’amicizia. Però, se Dio vuole, avremo fatto la nostra battaglia e dato la vita per far loro respirare l’aria pura della buona educazione tutta tesa, fra molteplici difficoltà e intoppi, alla ricerca di una fede certa, di una coscienza retta, di cuore puro e libertà di pensiero. Per prepararli a quella battaglia finale che forse dovranno affrontare.

La soluzione parentale non ci salva dall’invasione, ma non è diventata affascinante, irresistibile e consolante?

Tenere i figli a casa ogni giorno della vita senza soste non è una prospettiva rosea e riposante?

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