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LO “STANG” DELLE STREGHE di Cristiano Lugli

Ha suscitato molte attenzioni, nei giorni scorsi, l’uscita in pubblico di Bergoglio con il+ nuovo pastorale sfoggiato in occasione dell’inizio del sinodo dei giovani, a Roma.

Qualcuno ha semplicemente commentato l’originalità del pastorale. Altri ne hanno commentato la bruttezza, in particolare per il modo in cui è posto il Cristo: in mezzo, quasi sfigurato, poco riconoscibile.

Vi è stato però chi, di primo acchito, ha collegato il pastorale di Bergoglio a qualcosa di vicino alla stregoneria. Sono innegabili tutte e tre le cose ovviamente, ma sull’ultima è bene spendere qualche parola in più.

Anzitutto è probabile che Bergoglio non abbia né coscienza né conoscenza di questo ipotetico collegamento: ama stravolgere, ama le “novità” che si presentino come appariscenti. Conta, dunque, colpire le attenzioni e far parlare di sé anche attraverso i particolari. Il fatto è che, anche se a lui non interessa, il pastorale non è proprio un dettaglio da niente.

Nostro Signore Gesù Cristo ci ha lasciato detto di guardare ai segni dei tempi. È su questo che forse ci si deve concentrare. Essi avvengono e si manifestano a prescindere da quanto chi ne è veicolo sia conscio di ciò o si applichi volontariamente ad essere il tramite del segno.

Il nuovo pastorale ha qualcosa di veramente inquietante, forse di mai visto prima. Certamente a Bergoglio è stato messo in mano, con la sicurezza che sarebbe piaciuto e così, immancabilmente, è stato.

La sua struttura, come qualcuno ha detto e come sottolineavamo poc’anzi, rassomiglia ai bastoni fantasy degli stregoni. Se ci riportasse solo al Signore degli Anelli, tutto sommato, non sarebbe poi così grave: potremmo tuttalpiù ritenerlo inopportuno.

Il problema insorge quando dal fantasy si passa a sentire odore di calderone satanico – o comunque qualcosa di molto vicino ad esso.

Guardando alcune immagini raffiguranti degli antichi sabba, si nota che la forma del nuovo pastorale è identica a quello che veniva e viene chiamato “Stang delle streghe”, ovvero il “Polo delle streghe”, anche conosciuto come “bastone delle streghe” per i motivi che ora spieghiamo. Si trattava di un bastone biforcuto con l’estremità del manico spesso raffigurata come impiantata nel terreno. Secondo il simbolismo dell’antica stregoneria, lo Stang agisce come un asse su cui la magia nera può espandersi, e come un polo di energie occulte che può essere “cavalcato” dalla strega. Le due forcelle rappresentano le corna del Signore degli Stregoni, conosciuto con il nome di T’Qain, un’altra raffigurazione di Satana.

Altre volte il “bastone delle streghe” è rappresentato da un forcone con punte di ferro o da un palo con sopra il cranio di una bestia cornuta, sempre a rappresentare il volto di un demonio. Spesso in queste raffigurazioni si trova una candela o una torcia accesa tra le due corna o denti, come è mostrato in questa xilografia del 1594 di un sabbat a Treves.

Nelle antiche xilografie esistono molti esempi di streghe che usano lo Stang per volare, come si evince dalle antiche immagini sottostanti.

(una strega trasporta sullo stang un demonio. Nella seconda immagine una strega trasporta un calderone con lo stang)

Dello Stang parlò anche Robert Cochrane, occultista inglese che nello scorso secolo fondò una corrente di stregoneria new age nota come Cochrane’s Craft.

L’occultista sosteneva di essere nato in una famiglia la cui ereditarietà era legata ad alcune streghe, e le cui pratiche sarebbero risalite al XVII secolo. Diversi occultisti si contrapposero a questa tesi sostenuta dal Cochrane.

Morì suicida nel 1966, ma dalla sua morte in poi molti furono quelli ad avvicinarsi al movimento e ad entrarne a far parte. Cochrane definì lo Stang “sacro al Popolo delle streghe come il Crocifisso lo è per i cristiani”.

Proprio in questa frase si trova qualcosa di davvero allarmante se collegato a ciò che ci interessa chiarire. Il pastorale del vescovo, e in particolare del vescovo di Roma, cioè il Pontefice Massimo, Colui che è successore di Pietro, guida suprema della Sposa di Cristo, è il simbolo del Centro e del Polo di tutta la cristianità affidata al Pastore Supremo.

Ora, il fatto che quello di Francesco, almeno teoricamente rappresentante di questo Ponte fra il Cielo e la Terra, tenti di raffigurare Cristo in un modo così blasfemo, così rozzo ma, soprattutto, così simile a ciò che per la stregoniera neopagana viene considerato “sacro” e forza centrale di un sottoculto demoniaco, ha di che spaventarci.

Vorrei concludere queste brevi considerazioni con una domanda: Satana non è forse la “scimmia di Dio”? E, in quanto tale, non agisce sovvertendo, pervertendo e tentando di scimmiottare Dio stesso? Solo comprendendo questo potremo renderci conto di quanto il Male che spinge da dentro la Chiesa sappia come muoversi e  come centralizzare le forze scardinando gli ultimi baluardi di simbologia che rimangono intatti nel Cristianesimo.

Il Viṣṇu Purāṇa, parlando dell’ “età oscura”– ovvero di ciò che l’antica India chiamava kali-yuga – dice che “le vesti sacerdotali faranno le veci della qualità del sacerdote”. In pratica, secondo il testo indiano sarebbe solo il simbolo a sorreggere la sacralità degli ultimi tempi.

Purtroppo, gli ultimi tempi che stiamo vivendo, come abbiamo visto e come vediamo ogni giorno, non hanno risparmiato nemmeno questo.

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