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PARANOIE ETICHE DELLE MAMME SCIENZIATE di Nili Santoro

Abbiamo dovuto sottoporci alla penosa lettura dell’ultima follia d’oltreoceano: compare nell’aprile 2016 un preoccupante articolo sulla rivista Pediatrics, organo ufficiale di informazione dell’American Academy of Pediatrics, niente po’ po’ di meno. Le autrici, Jessica Martucci e Anne Barnhill, lavorano al Dipartimento di etica medica dell’Università della Pennsylvania a Philadelphia. Le elites della medicina si sono pronunciate.

Udite:

“…l’allattamento al seno può generare problemi etici e può mettere in pericolo obiettivi di salute pubblica (alias introiti alla lobby farmaceutica nda), nei contesti delle vaccinazioni pediatriche…E’ punto di vita illogico pensare che ciò che è naturale sia buono per la salute e può pericolosamente minare la fama non naturale dei vaccini…Questo insieme di sentimenti antivaccinisti coincide con lo scetticismo nei confronti dell’autorità istituzionale e delle sostanze di sintesi prodotte dall’industria. Della stessa specie è il rifiuto dei cibi non naturali, la preferenza dei cibi biologici ecc…”

Il ragionamento delirante, che insulta l’intelletto umano, continua lungamente fino a uscire allo scoperto nella sua lucida follia di statalismo allo stato brado: “abbinare la natura con la maternità può inavvertitamente supportare argomentazioni bla..bla.. sul ruolo degli uomini e delle donne nella famiglia (per esempio l’idea che la donna debba prendersi cura dei bambini).”

Ma certo, infatti è noto che un bambino può essere cresciuto anche da una giraffa del Madagascar o dal granchio reale.  Oppure, per chi è più malizioso, da un’aggregazione arcobaleno, dopo una fecondazione assistita e un utero in affitto. In quel caso il biberon torna utile.

Quindi, se abbiamo ben capito gli obiettivi delle due distinte signore sono: gender e vaccinismo per la distruzione, nell’ordine, della famiglia e dell’essere umano nel senso pieno e totale del termine.

Ma andiamo con ordine, perché la follia di queste pel(n)ose teorie ci riporta alla mente l’affascinante storia delle fondatrici della Lega Internazionale dell’Allattamento materno la La Leche League,  il cui nome è ispirato alla “Nuestra señora de la leche y buen parto”, ovvero “Nostra signora del latte e del buon parto”, che nacque in America in un periodo storico senza precedenti, gli anni ’50 del secolo scorso.

Sono anni in cui l’industria farmaceutica americana sfonda nel mercato internazionale e per la prima volta nella storia dell’umanità, le madri di tutto il mondo “evoluto e progredito” vengono caldamente scoraggiate ad allattare al seno i loro figlioli su pressioni coatte della casta dei medici (pochi sani si sono dissociati) e dell’industria farmaceutica, distributori mondiali del latte in polvere.

Per molti decenni generazioni di genitori furono convinti che l’allattamento al seno fosse dannoso alla salute di madri e bambini, con minacce di calo della vista e altre varie ed eventuali, e spinte ad abbandonare la pratica con uso di farmaci inibitori della prolattina per interrompere la montata lattea, con le sofferenze fisiche e psicologiche che tutti possono immaginare.

Altre si convinsero di avere latte non sufficiente o che l’allattamento naturale fosse seccante, complicato, imbarazzante, faticoso e preferirono, per motivi che ci sfuggono, sottoporsi alla torturante e dispendiosa preparazione di una dubbia polvere di origine sintetica. Pratica ancora oggi in uso anche in casi non necessari, per motivi di strascico secolare.

Questo fu il contesto in cui nacque la Leche League, che da 70 anni segue con materna sollecitudine, con pubblicazioni e convegni, assistenza e consulenze personalizzate in tutti i paesi del mondo, le donne che saggiamente iniziarono a sospettare una manipolazione ideologia della consuetudine più primordiale dell’essere umano, l’allattamento materno. Diventando così riferimento autorevole anche per la comunità medico scientifica che lentamente ritornò a posizioni più umanamente accettabili.

Posizioni che nel 2020 non vanno a genio agli irriducibili del pensiero demolitore. Gli argomenti però, ci permettiamo di notare, si stanno rarefacendo, nel tentativo raffazzonato di seguire le ideologie dell’ultimo grido.

Siamo grati per il sesso delle nostre autrici, per cui non abbiamo consigli, solo auguri calorosi di prole maschile e un paio di mesi nel deserto del Titicaca, senza farmacie, dopo il parto.

Oppure un anno di convegni forzati presso la Lega del Latte America.

 

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