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Un momento epocale

Due segni importanti ci testimoniano inequivocabilmente la gravità assoluta della situazione:
1) Un ministro di questo governo, Bellanova, denuncia chiaramente la negatività della politica di Conte-Colao-Arcuri-Burioni e task force varie, mettendo l’accento sia sul disastro economico dei loro non-provvedimenti che – e qui rimaniamo colpiti – sulla gravità della permanenza della proibizione delle Messe.
2) La CEI ha finalmente detto qualcosa! Ha protestato.
Questo secondo evento – da parte di chi da molti anni invita gli elettori italiani a votare sempre a sinistra e si spertica dinanzi a ogni forma di potere finanziario, e ancora il giorno prima si preoccupava, con alcuni suoi esponenti, di dirci di cantare Bella Ciao e di salutare il Ramadan – è un segno chiaro che i vescovi non si aspettavano il perdurare del blocco della Messa.
Evidentemente le trattative erano state concluse in maniera apparentemente più favorevole.
Il che forse ci fa intuire che Conte stesso obbedisce ai poteri che gli hanno imposto: in fondo, è solo un portavoce; al massimo, un avvocato. Quello che è sempre stato e sempre sarà.
A questo punto però non basta un comunicato. Se vi dovesse essere una vera svolta da parte di questo governo di tecnici della finanza e di virologi, bene; se così non dovesse essere, la CEI non potrà pensare di cavarsela col comunicato, ma dovrà prendere provvedimenti concreti per garantire il diritto alla libertà di culto agli italiani. E per dare un senso, almeno minimale, alla propria esistenza. E all’8xmille.
I vescovi sono ormai schiacciati tra il martello della realtà di chi realmente governa (le forze della sovversione) e l’incudine del popolo dei fedeli in rivolta. Ma sono stati loro, i vescovi, che si sono messi in questa situazione (come anche giustamente notato dal direttore della Nuova Bussola Quotidiana, Cascioli) con la loro dissennata e suicida azione politica.
Ricordo a tutti che questo governo Colao-Arcuri-Task force di tecnici, + portavoce mai votato da nessuno, è sostenuto fa forze politiche che rappresentano la netta minoranza del corpo elettorale italiano, e sono la Sinistra. PD e Cinquestelle. E Renzi.
Quella sinistra che la CEI ha sempre appoggiato in ogni turno elettorale.
Questi partiti potrebbero far cadere oggi stesso questo governo alieno dagli italiani e dalla politica “democratica”. Infatti un ministro almeno ha protestato.
Loro invece, dopo averlo creato in barba alla volontà della maggioranza degli italiani, e quindi dei princìpi basilari della democrazia, lo tengono in vita giorno dopo giorno.
Loro ne sono responsabili e complici, fino in fondo: PD, Renzi e Cinquestelle (più parte di Forza Italia già pronta a vendersi, come al solito).
Il problema di tutti costoro, CEI in primis, è che il padrone delle ferriere sta iniziando a gettare la maschera e a manifestarsi per quello che realmente è. E con i mezzi che usa. E con le decisioni che prende. Il problema è che giorno dopo giorno gli italiani capiranno sempre più a cosa ci sta portando il Covid: miseria, stato di polizia, fine della libertà personale. Per mesi e mesi. O anche di più?
E questo li renderà ogni giorno più intollerabili ai loro occhi.
Ci auguriamo che lo capiscano, e provvedano altrimenti, per il bene di tutti e di loro stessi.
Ma purtroppo non ci speriamo realmente, conoscendo sia il PD che i Cinquestelle (e Renzi).
E attendiamo con ansia di vedere cosa faranno ora le opposizioni: il gioco è finito, ora non è più tempo di tergiversare dietro al pericolo del virus, è tempo di salvare gli italiani dalla distruzione economica e dalla fame, e di ridonare loro sia la Messa che la libertà personale in ogni sua forma.
La libertà. Ecco cosa è in gioco. A cominciare dal fatto, folle in sé, di trattare tutta l’Italia alla stessa identica maniera, perfino ora che il virus sta scemando (il che accresce esponenzialmente la follia). E questo è il primo segno della cattiva fede di questo governo di tecnici della finanza, virologi e task force varie. E il segno di una deriva totalitaria, che ci impedisce di spostarci liberamente, di visitare le persone care lontane, di passeggiare chiacchierando, di abbracciarci, di poter costruire la nostra vita.
Si chiama giacobinismo. Ed è sempre la stessa zuppa.
Con nuovi strumenti mostruosi, però.

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