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Una persecuzione radicale. Intervista a Danilo Quinto – a cura di Isabella Spanò

La vicenda suscitò scalpore, a suo tempo, in quanto da tesoriere del Partito Radicale, di tutt’altro che fresca nomina, passò al ripudio dell’ideologia che ispira quest’ultimo e alla pubblica testimonianza di fede cattolica. Sto parlando di Danilo Quinto, il quale ha rilasciato alla Confederazione dei Triarii l’intervista che segue.

Per completezza, rammento ai lettori che Danilo Quinto, dopo aver chiuso con i radicali, ha scritto vari libri: non solo il più noto “Da servo di Pannella a figlio libero di Dio”, per i tipi di Fede & Cultura, ma anche, ad esempio, “l’Europa tra Sodoma e Gomorra” e “Verità e menzogne”, così come “Pensiero unico e false ideologie”. L’ultima sua fatica, “Dio o Mammona – Non si possono servire due padroni!”, è uscita alle stampe solo da pochi giorni. In tutte queste opere trapela la sua sincera e decisa conversione.

Prima di lasciare spazio all’intervista, ricordo ancora che egli, purtroppo, ha dovuto affrontare di recente un nuovo procedimento giudiziario, dopo essere stato già oggetto di citazione penale e di successiva condanna. L’udienza conclusiva, pubblica, è fissata al 16 gennaio prossimo, a Roma (ore 12, piazzale Clodio, palazzo B, aula 5).

 

Dott. Quinto, l’accanimento nell’accusarla è palese, quando tanti altrui comportamenti davvero esecrabili sono fatti passare sotto silenzio. Adesso, dopo una condanna a dieci mesi di reclusione, seppur sospesa, per “appropriazione indebita” di stipendi sacrosanti, su di lei pende un doppio capo d’imputazione per diffamazione a motivo di un’espressione utilizzata in senso metaforico in un libro (“servo sciocco”) e dell’esposizione scritta di un episodio vero avente per protagonista il defunto onorevole Pannella. Che cosa, oggi, vuole esprimere pubblicamente a questo proposito, in attesa della sentenza?

Quegli stipendi, su cui ho pagato le tasse, erano scritti nei bilanci, conosciuti da tutti, perché presenti come dati specifici nelle mie relazioni e documenti contabili, approvati dai revisori dei conti e dai congressi all’unanimità. La denuncia dei radicali (dai quali mai, in precedenza, avevo ricevuto la minima contestazione del mio operato) fu presentata dopo l’ultimo incontro con Pannella (2005) in cui gli annunciavo le dimissioni e chiedevo la liquidazione dei miei anni di lavoro (dal 1987 al 2005, a prestazione occasionale), nonché – non avendo ricevuto alcuna risposta – dopo l’apertura della causa di lavoro che poi anni dopo ho perso, con ricorsi rigettati senza neanche aprire la causa, sia in primo, sia in secondo grado. Sono quindi rimasto senza liquidazione e senza pensione. A sessantadue anni. La condanna di primo grado fu di un anno e dieci mesi, più una provvisionale esecutiva di duecentomila euro (con relativo atto di pignoramento che mi giunse nel 2010), senza neanche disporre una perizia contabile. Ero a Bari, in quel periodo, in una casa in affitto arredata con mobili antichi della proprietaria. Dovemmo sgombrare tutto, perché c’era il rischio che l’ufficiale giudiziario aggredisse quei mobili. Mi opposi, sia alla condanna penale, sia al pagamento della provvisionale, con un procedimento civile (che dopo sette anni mi ha dato ragione) e chiesi l’anticipo della discussione dell’appello, rinunciando così di fatto alla prescrizione. In appello, la condanna fu ridotta a dieci mesi, con pena sospesa e non menzione, e fu eliminata la provvisionale esecutiva. Cosa confermata in Cassazione. In tre sentenze non si è tenuto conto che esiste nel codice penale l’art. 50, relativo al consenso dell’avente diritto, che nel mio caso è rimasto inapplicato. Sono diventato – mi dicono gli avvocati – un caso di scuola giurisprudenziale, mio malgrado. Senza considerare che è risibile che una persona che ha gestito decine e decine di miliardi e che ha avuto a che fare con centinaia di fornitori, si accontenti, se è un ladro, come affermò pubblicamente Pannella di me (lo querelai, ma la querela fu archiviata, naturalmente), di qualche spicciolo.

Che dire di questa nuova tappa della persecuzione? Mi aspettavo che eventuali reazioni ci fossero alle affermazioni gravissime che ho scritto in “Da servo di Pannella a figlio libero di Dio” – per esempio, relative alla denuncia che presentai nel 2006, allo stesso giudice che mi aveva rinviato a giudizio per appropriazione indebita, nella quale tra l’altro documentavo di trasferimenti ricevuti dal Partito Radicale da Radio Radicale e contestualmente girati da me alla Lista Pannella (cinque miliardi nel 1999), che avrebbero potuto costituire uso di denaro pubblico a fini privati – invece mi ritrovo da sette anni a dover rispondere di una benevola espressione metaforica di stile goldoniano. Rispetto all’esito di questo processo sono sereno. Da tredici anni, da quando mi sono dimesso da Tesoriere del Partito Radicale, ho sempre pregato per coloro che mi considerano un nemico, ma non sono disposto, per fede solo in Cristo e nella Verità, a tacere sull’opera disastrosa che la loro ideologia, con la complicità di molti cattolici, ha prodotto nella società italiana.

La sua carriera e il suo impegno nel Partito Radicale sono durati molti anni, dal 1986 al 2005. Che cosa, in gioventù, l’aveva spinto ad aderire al credo radicale, e quando si rese conto di quale tipo di costruzione organizzativa, e quindi pure ideologica, sia quella di un partito che conta circa duecento dipendenti e varie società collegate, quali la Torre Argentina, il Centro di produzione, il Centro d’ascolto dell’informazione radiotelevisiva, tanto da renderlo quasi una holding?

Fu la vicenda di Enzo Tortora a trasformare la mia simpatia radicale in militanza politica, che quasi subito divenne di dimensione dirigenziale. Mi affascinava la tenacia, il metodo di conduzione delle battaglie politiche e soprattutto mi colpiva la personalità fuori dal comune di Marco Pannella, che effettivamente è riuscito a vincere, come ha detto ai suoi compagni sul letto di morte. Ha vinto rispetto alle cose della terra, ma nella sua vita non ha potuto mai riconoscere la bellezza delle cose del Cielo, checché ne dicano padre Lombardi e Mons. Paglia, che parlano – penso anche a nome di papa Bergoglio, che ha avvalorato le loro parole con le telefonate al leader radicale – di eredità spirituale e di confronto con lo spirito di Pannella. Ecco, a me è capitato che Dio si accorgesse di me, ha messo sulla mia strada una donna e attraverso di lei ho riscoperto la fede, dopo quarant’anni. Sono diventato un servo inutile di Dio ed ho compreso che il soffio della nostra vita può avere un senso solo dedicandolo a Colui che ha voluto sacrificare se stesso per insegnare agli uomini dove sta il bene e dove sta il male, offrendo nel pentimento la redenzione dai loro peccati nella speranza di Nuove Terre e Nuovi Cieli.

Lei fu scelto come collaboratore pubblicista dall’Agenzia Sir, ma dopo un numero notevole di articoli periodici fu da questa defenestrato in tronco per inconsistenti ragioni d’incompatibilità “ideologica”. Inconsistenti, va precisato, in quanto gli articoli erano sotto pseudonimo e pertanto non collegabili ad altre sue esplicite posizioni personali in contrasto con quelle della Sir. Come si sente di commentare tale ben più che spiacevole vicenda?

È una delle tante vicende che è capitata. Il licenziamento, fatto con un sms, dopo tre anni e mezzo di lavoro sotto pseudonimo, fu dovuto al mio primo libro su papa Bergoglio, nel quale confrontavo i suoi discorsi con quelli del Vangelo. Sono i prezzi che si devono pagare se si vuole vivere nella verità e nella libertà che ci ha donato Cristo. Ci si stupisce se l’eccesso di zelo – com’è accaduto in questo caso – viene esercitato da una persona che conoscevo da cinquant’anni, come l’ex direttore dell’Agenzia Sir, che frequentava la mia stessa parrocchia nella città dove entrambi siamo nati. Così va il mondo nel secolo XXI, come direbbe Manzoni.

Lei, dott. Quinto, ha appena fondato l’associazione denominata “Crux Fidelis”. Può illustrarcene motivazioni e scopi?

“Crux fidelis” ha un unico obiettivo, essere al servizio di Nostro Signore Gesù Cristo. È un obiettivo impegnativo in un mondo che nega Cristo Re del Cielo e della Terra e che insegue miti pagani e consumistici che sono espressione del principe di questo mondo. La motivazione è quella di fornire un umile strumento a coloro che in una realtà da inizio della fine dei tempi, come quella che viviamo, vogliano prepararsi ad accoglierLo nella Sua seconda venuta in mezzo a noi, perseveranti nella fede, pronti, vigili e con le candele accese, perché Cristo, come insegna il Vangelo, può tornare anche di notte, quando meno ce lo aspettiamo.

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