18 giugno 2025
Vedo le agguerrite schiere dei difensori a oltranza del “Santo Padre (o Papa) Francesco”, perfino nei meandri più impervi dell’indifendibile
anche e soprattutto all’interno del mondo cattolico tradi-conservatore,
che oggi non fanno altro che sottolineare, con giubilo incontenibile, le differenze – quelle vere, quelle presunte e quelle del tutto fantasiose – tra Bergoglio e Leone XIV.
Ma, allora, viene da chiederci:
questo giubilo differentista… donde nasce, se Bergoglio era tanto bravo e da difendere a oltranza anche nell’indifendibile?
Ma come? Ieri noi eravamo fanatici da evitare come la peste perché osavamo denunciare la malefatte di Bergoglio,
e oggi voi esaltate le differenze di Leone in rapporto a Bergoglio?
In fondo, bisogna capirli: il loro è un modo elegante e al contempo furbastresco di ammettere che hanno mentito spudoratamente per dodici anni, e che finalmente non devono mentire più.
Ovviamente, i cattivi da evitare come la peste eravamo noi che avevamo la pessima abitudine di denunciare la verità.
Ammetteranno mai costoro che, rimarcando un giorno sì e l’altro pure le differenze tra Leone e Bergoglio non fanno altro che rimarcare la loro ipocrisia precedente e, soprattutto, di contro, la nostra costante onestà?
Ovviamente mai. Noi siamo stati onesti quando non bisognava esserlo. Ecco la vera chiave del problema.
La vita è sempre foriera di grandi insegnamenti, per chi è onesto intellettivamente. E sempre, non a orologeria impostata sull’ipocrisia del tornaconto personale o di categoria. (MV)