9 gennaio 2026
Su quanto sta accadendo nel mondo agli albori di questo 2026 – che ci avvicina sempre più alla fatidica data del 2030 – regna solo la confusione più totale.
Trump fa veramente impazzire tutti o quasi, scatenando in molti, anche nelle menti più lucide, i sentimentalismi di odio o amore per l’americanismo. E il sentimentalismo allontana sempre dal lucido giudizio sulla realtà delle cose per quella che è.
Non è l’antiamericanismo viscerale – che pur riscuote sempre tanti applausi nel popolo medio – né l’americanismo servile e cieco, soprattutto patetico, che portano a capire cosa sta realmente accadendo e a desiderare il vero bene dell’umanità, specialmente dell’Europa e anzitutto dell’Italia.
Come esempio di quanto affermo, basti considerare le posizioni di Marco Travaglio, di Lucio Caracciolo e di Cesare Sacchetti.
Leggeteli: vedrete Travaglio e Caracciolo fornire spiegazioni simili sebbene con sfumature differenti, ma, in entrambi i casi, in maniera lucida e consequenziale; e poi vedrete Sacchetti affermare esattamente il contrario, esponendo un piano geopolitico tanto affascinante (troppo bello per essere vero) quanto fantasmagorico, per cui Trump sarebbe il salvatore dell’umanità dalla cattiveria senza fine (e su questo siamo tutti d’accordo) di Londra (però ormai dare sempre tutte le colpe agli inglesi di tutto ciò che accade sembra essere diventato un gioco seriale: credo che con Trump gli schiavi di Mordor di Londra siano più vittime che carnefici).
A questi, potrebbero aggiungersi da un lato i giudizi di odio incontenibile per gli USA di – ad esempio – Franco Cardini, del mondo della rivista Eurasia, di Alessandro Di Battista e di altri antiamericanisti viscerali che, pur dicendo molte cose vere, vedono però solo una parte della realtà proprio per quel sentimentalismo che obnubila il giudizio oggettivo e completo; e, dall’altro, i giudizi di autori vetero-americanisti che, compiendo lo stesso errore dall’altra parte della barricata, non riescono a esprimere nemmeno quei giudizi oggettivi sebbene parziali di verità dei primi, ma solo ragionamenti astratti basati più sulla disperata difensiva, ammantata di un presunto autoattribuitosi teologismo, di un mondo sepolto dalla storia che sulla realtà delle cose attuali.
La verità è che su Trump occorre ammettere, serenamente, tre cose indiscutibili (le uniche certe, il resto è imprevedibilità e follia d’azione): 1) capire quello che vuole realmente fare è davvero difficile per chiunque e quindi ogni giudizio – specie se apodittico – può risultare avventato e falso; 2) il suo interesse di base è quello di ricreare la potenza perduta degli USA (questo a prescindere poi se ci riesca o meno o se stia facendo la cosa giusta a tal fine o meno); 3) esiste, nella sua amministrazione, una politica estera e una politica interna: la prima può apparire da “gangster” (come è stato detto), avventuriera, follemente violenta e fondata sul sopruso, e comunque non aliena dall’essere condizionata dagli interessi del globalismo, almeno di una parte di esso, ma soprattutto dall’interesse supremo di Israele; la seconda, invece, si risolve in grandissima e significativa parte, in una vera e molto concreta guerra contro l’agenda 2030, contro l’ecologismo anti-umano, contro il post-umanesimo genderista, a favore di alcuni fondamentali princìpi della legge naturale e della società cristiana (dalla famiglia alla difesa della vita, dalla retta sessualità alla difesa del mondo dei bianchi dall’odio ideologico razzista e suicida del mondo liberal universitario e globalista).
Guerra disperata e banditesca in politica estera, guerra saggia e civile in politica interna. Come avesse due anime in una.
Chiunque misconosca una di queste due anime, non è più lucido nel giudizio, che piaccia o meno. Perché entrambe le anime sono vere, e lo sono nei fatti quotidianamente.
Ora viviamo forse gli inizi della tragedia dell’Iran, e ciò è imprevedibile nelle conseguenze. Come imprevedibile è quanto vorrà fare Trump per salvare gli USA: sembra sia pronto a tutto.
Ma, su una cosa ha ragione Travaglio: non fa nulla di peggio di quanto abbiano fatto i suoi predecessori, ma, quello che fa, lo fa almeno senza la loro colossale e insopportabile ipocrisia imperialista e globalista ammantata di “umanitarismo democratico”.
Lui è avanti con gli anni, la vita l’ha vissuta, è uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo, ha davvero avuto tutto dalla vita, odia una parte consistente del sistema globalista anti-umano ed è odiato da esso, ma è al contempo asservito agli interessi dell’altra parte, Israele in primis. Gioca il suo gioco senza remore, con le sue due anime, quella folle e quella razionale.
Cosa accadrà? Lo sa solo Dio.
Forse vi sarà la rovina degli USA o magari dell’intera umanità, forse vi sarà la salvezza dal globalismo anti-umano, forse le due cose conviveranno insieme.
Certamente, viviamo oggi giorni inimmaginabili, che aprono sì scenari di pericolo, sopruso e tragedia, ma che sono però anche alternativi alla passività suicida pluridecennale del mondo uscito dalla Seconda Guerra Mondiale.
Per la prima volta nella storia recente, il sistema post-bellico e sessantottino appare davvero in pericolo, e con esso il mondo globalista, fino a giungere al mostro leviatanesco brussellese.
Mi spiace per alcuni amici, ma, personalmente, ritengo che il gangster affarista folle e prepotente potrebbe essere molto più utile alla salvezza del mondo in cui crediamo del mantenimento al potere dei servi abietti del globalismo anti-umano, magari solo per il rispetto dei diritto internazionale.
Si può affermare che il diritto internazionale sta al diritto canonico come il più forte della storia del momento sta al papa. Chi ha intelletto per capire, capisca.
La storia la fanno i forti e i fatti. Non nel senso machiavellico e moderno del concetto, ma nel senso realistico. La legge divina, quella naturale e l’immensa eredità del giusnaturalismo classico servono appunto a dettare i confini del lecito agire umano e politico.
Ma sono sempre i fatti e i potenti a fare, dirigere, la storia: il giudizio positivo o negativo sul loro operato si fonda appunto in rapporto al rispetto della legge divina, naturale e giusnaturalistica classica.
E, nella società odierna, non vi è praticamente nulla o quasi nulla di positivo. Per questo, tutto ciò che può portare allo sprofondamento agli inferi di questa società è ragione di speranza.
L’alternativa resta altrimenti sempre l’Agenda 2030, l’UE, Davos. A questo porta, temo, il rispetto del diritto internazionale.
Il mondo è ormai – al di là delle dichiarazioni dei rispettivi campi – diviso fra le tre superpotenze. Stiamo quindi tornando alla storia fattuale con la morte dell’utopismo antiumano liberal-democratico, incarnato dal mostro europeista.
Non dobbiamo mai dimenticare, per un giudizio cristiano e lucido del presente, che l’Europa prese il posto della Cristianità medievale; l’Occidente prese il posto dell’Europa; la NATO ha preso il posto dell’Occidente; il globalismo domina la NATO (e anche la sua creatura “Unione Europea” con la sua moneta privata).
Se Trump, con le sue due anime, provocasse la perdizione di tutto questo plurisecolare sprofondamento agli inferi, sarebbe utile al bene dell’umanità. Altrimenti, siamo perduti.
Ma, oggi, nessuno può dirlo con certezza.
Se vogliamo ricostruire una società umana, giusta, giusnaturalista classica, ma anche cristiana, prima deve crollare il Leviatano.
Vediamo a cosa serve realmente Trump e quali sono i progetti di Dio, che, certamente, ha decretato un immenso cambio della storia umana: quello che stiamo iniziando a vivere e che non si può giudicare con il sentimentalismo e con l’odio di parte. (MV)