ARTICOLO TRIARII

Chiarificazione

Visto le usuali sterili e a volte insopportabili polemiche sulla questione liturgica, dove mi si mettono in bocca cose che non penso e non ho mai detto, chiarisco una volte per tutte, e molto brevemente, la questione, almeno per come la vedo io. In modo che nessuno continui a fraintendere quanto dico (e se continua, lo fa assumendosi la responsabilità morale dei suoi atti). Lo dico una volta per tutte. Non è questione di validità della Messa (non troverete mai, fra migliaia di miei articoli e commenti di tutta una vita, un luogo dove io affermi questo). Perfino Mons. Lefebvre diceva di non poter affermare che la Transustanziazione non avvenga in assoluto. E io affermo convintamente che, quando il rito montiniano viene celebrato con serietà e alle usuali condizioni liturgiche, la Transustanziazione avviene.
Il problema è un altro: è la questione dell’adesione personale, con intelletto, volontà e cuore, a un rito rivoluzionato, rivoluzionario e chiaramente di ispirazione protestantica e antropocentrica (quindi, non più teocentrica). Questo è il punto. Oggi il Rito Romano antico è molto più diffuso di 20 o 30 anni fa, ma rimane certamente poco capillare. Se uno proprio non può parteciparvi, può regolarsi secondo coscienza o seguire cosa dice un sacerdote (ovviamente della Tradizione) di riferimento (naturalmente poi dipende da che sacerdote si sceglie). Ma chi, potendo partecipare alla vera Messa di sempre, sceglie invece, in piena, consapevolezza della problematica, di andare al rito montiniano rivoluzionario e rivoluzionato, farebbe meglio a riflettere bene su cosa sta facendo. In più, chi non ha la Messa di sempre vicino, dovrebbe impegnarsi a organizzarla in loco, invitando e ospitando sacerdoti della Tradizione a celebrarla e a trovare, se possibile, un luogo fisso. Teniamo presente che si è tenuti alla partecipazione alla Messa nei giorni comandati fino a una distanza di un’ora dal luogo della celebrazione. Tutto il resto sono chiacchiere. (MV)

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