ARTICOLO TRIARII

L’intermittenza collaborazionista


L’oblio di quanto avvenuto con il totalitarismo sanitario e con il vaccinismo di massa – in qualsiasi maniera questo oblio possa concretarsi: dal rinnegamento del fatto in sé al semplice disinteresse, dal troppo comodo e utile “perdonismo” al mero collaborazionismo pubblico con chi si è schierato a favore ed è rimasto impenitente pure dinanzi alla più terribile e reiterata evidenza dei morti quotidiani e della massa incalcolabile dei rovinati nella salute – non è segno di tolleranza matura e tanto meno di lungimiranza morale, bensì palese riscontro di un immenso cinismo d’anima, di un egoismo utilitaristico e di un grande menefreghismo tanto per la giustizia in sé quanto per la carità che si deve al prossimo.
Basta pensare a ogni persona a cui è stata spezzata la vita, giovane e non, a ogni malato a cui è stata rovinata la vita, ai loro genitori o figli, a cui è stata rovinata la vita, per non poter non capire quanto detto.
E questo senza tenere conto anche degli aspetti rovinosi politici, sociali ed economici (a partire dalla libertà personale e dal controllo di massa da remoto) della vicenda.
Ma la convenienza spezza ogni pur evidentissimo pensiero a riguardo. Pure in chi “difende la vita”. A intermittenza, però.
Non in mio nome.
Massimo Viglione

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