ARTICOLO TRIARII

La lex suprema e il legalismo dei furbi


Coloro che – professandosi cattolici fedeli e anche integrali (nella fede e nella dottrina) – condannano aprioristicamente il ricorso allo stato di necessità invocato dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X come causa esplicativa e giustificativa per le prossime consacrazioni episcopali, semplicemente possono permettersi il lusso di blaterare di massimi sistemi filosofico-legalistici perché si permettono l’illegittimo lusso di non tenere in alcun conto la realtà oggettiva e fattuale della Chiesa non solo attualmente, ma negli ultimi sei decenni.
Anche quando denunciano due o tre casi di abusi come paravento per risolvere in poche parole la più grande – in qualità, quantità e tempo – tragedia della storia della Chiesa, essi di fatto parlano di diritto senza attinenza reale e onesta alla realtà dei fatti quale essa è. Riportare due o tre casi attuali come richiamo complessivo del male che attanaglia il clero odierno, può equivalere a dire che i gulag, i lager o i lao-gai cinesi erano sbagliati perché non tenevano il riscaldamento acceso.
Senza la comprensione – per quanto assolutamente pur generica – e la consapevolezza onesta dell’immensa gravità teologica, dogmatica, liturgica, spirituale, morale e pastorale dell’apostasia in corso nelle gerarchie ecclesiastiche a ogni livello (e quindi nella stragrande maggioranza del basso clero e dei fedeli) negli ultimi sei decenni, e con un crescendo esponenziale clamoroso e spasmodico negli ultimi tredici, ogni dotto ragionamento filosofico-giuridico (come ogni umorale polemica da giornale) evidenziano solo la reiterata e impenitente colpa dell’inganno ai danni del popolo fedele e della complicità remota ma pur fattiva nei riguardi del clero apostata, eretico (e spesso omoerotico – come si dice oggi) e blasfemo, oltre che ingannatore e venduto ai poteri anticristiani e antiumani che dominano la società in cui viviamo. Un clero che, in tal maniera, viene di fatto (anche se non nelle intenzioni, ma comunque nella pratica) protetto e legalmente difeso nella sua quotidiana inarrestabile apostasia da Cristo, dalla Verità del Vangelo e della legge naturale.
Ogni ragionamento che prescinda dalla realtà come essa si presenta effettivamente, è fallace.
E più ci si eleva per giustificare il male e combattere il bene che lo affronta, più si diviene complici di quel male dissolutivo che oggi rovina il corpo mistico di Cristo nei suoi uomini e nelle sue sempre più pericolanti strutture, oltre che dell’avvelenamento pluridecennale e sempre quotidiano dell’unica vera e sana dottrina di Gesù Cristo, del Vangelo e della oggettività stessa della legge naturale e divina.
Chi volesse veramente capire la posta in gioco per poter giudicare quanto accade con assoluta onestà morale e intellettuale, con la coscienza retta dinanzi a Dio, dovrebbe prima avere reale consapevolezza del male in questione. Ovvero, dovrebbe conoscere i fatti, di oggi ma anche di ieri e dell’altro ieri.
Dovrebbe sapere.
Senza questa reale, effettiva, e almeno sufficientemente informata, consapevolezza, senza questa precisa informazione, ogni giudizio è imprudente e spesso deviante e diviene complice del male stesso.
Il problema è che questa conoscenza, questo sapere, lo hanno in pochissimi nel mondo; questa consapevolezza è una dote rara, rarissima, anche perché presuppone il coraggio di accettare la verità fattuale per quella che è. Il coraggio di rinnegare se stessi e gli uomini in cui si è creduto per una vita intera. Il coraggio di venire a sapere ciò che proprio non si vuole che sia vero. E questa conoscenza quasi nessuno la possiede, questo coraggio quasi nessuno lo vuole avere.
E l’ignoranza della realtà diviene così la forza di coloro che mettono il legalismo al di sopra della Verità, l’obbedienza agli apostati ed eretici prima della Fede in Cristo, e avanti alla stessa “salus animarum”, che, per la Chiesa di sempre, è e rimane la “suprema lex”.
Una lex suprema che annienta ogni legalismo astratto, come la realtà fattuale annienta sempre ogni utopismo e ogni inganno complice. (MV)

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