Si è diffusa pubblicamente oggi, 30 giugno 2026, una lettera di Leone XIV al Superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, datata 29 giugno, ove, dopo elogi di riconosciuta fedeltà alla Tradizione teologica e liturgica della Chiesa, si invita la Fraternità stessa a non compiere il passo delle consacrazioni episcopali per non spezzare la “Tunica inconsuntile” dell’unità della Chiesa.
Immediatamente si è alzato il coro osannante dei conservatori per la grande carità del papa, che richiama all’ordine i “figli disobbedienti”.
Peccato però che le consacrazioni avranno luogo domani, 1° luglio 2026, come annunciato da mesi.
Per mesi il Superiore della Fraternità ha chiesto a Leone XIV di essere ricevuto. Per mesi altri prelati della Fraternità, tramite interviste o interventi, hanno ripetuto tale richiesta.
Sono passati i mesi senza che giungesse alcuna risposta in tal senso, a parte l’incontro con il cardinale Fernández. Niente.
Nessun consenso a un incontro del “padre” con i figli “ribelli”, ma pronti all’incontro. I figli ribelli lo erano e lo chiedevano, ma il padre non ha risposto per mesi.
Come non ha risposto finora alla richiesta di incontro di un altro “figlio ribelle”, Monsignor Viganò.
Però, il giorno prima delle consacrazioni, il “padre” scrive una commovente lettera al Superiore della Fraternità chiedendo di sospendere l’atto, presentato come scismatico.
Cosa pensare davvero di questa lettera (che chi scrive questo articolo si aspettava)?
E’ ovvio che consacrazioni episcopali richiedono una preparazione di mesi. Sono un evento epocale, storico. Coinvolgono un intero mondo, non solo quello del clero della Fraternità, ma anche dei laici fedeli o interessati.
Coinvolgono anzitutto i quattro sacerdoti prescelti per l’ordinazione episcopale, la loro vita, la loro persona.
Coinvolgono i consacranti e tutti i collaboratori.
Coinvolgono un numero enorme di fedeli, sia “da remoto” (se così si può dire) che dal vivo: parlo di coloro che sono già partiti per assistere di persona alle consacrazioni, che hanno pagato biglietti aerei o di treno, prenotando alberghi per dormire.
E cosa fa il “padre”? Aspetta 24 ore prima per chiedere di sospendere tutto.
Ma, se è tanto in pena, non avrebbe potuto chiederlo subito, appena divulgato l’annuncio?
Non avrebbe potuto chiederlo a febbraio, a marzo, ad aprile, a maggio, volendo ancora ai primi giugno?
Bisognava aspettare per forza il giorno prima, quando tutta la macchina è non solo in moto, ma in pratica giunta al traguardo?
Come si fa a non farsi venire il sospetto che tale lettera, incantevole nei toni melliflui, sia stata scritta non con intento reale di ottenere un bene, ma come segno di ulteriore definitiva condanna da far cadere sui “figli ribelli”? Come superare la tentazione di vedere in questa lettera le mani che si lavano in un bacile?
E’ stato appena fatto un Concistoro dei Cardinali, forse il più inutile, insignificante e grigio della storia della Chiesa. Nemmeno una parola sulla questione della Fraternità. Eccetto che per la personale decisione di intervento del Cardinale Muller, il quale ci ha detto che Roma non ha perso la fede e che deve prepararsi ad accogliere i fuoriusciti dalla Fraternità.
Siamo sicuri che possiamo da un lato condividere senza batter ciglio l’affermazione del cardinale (che vuol dire “perdere la fede” in concreto?) e la sua mal celata speranza dall’altro?
A cui ha fatto eco oggi il cardinale Burke, il quale ci dice che non esiste uno stato di necessità nella Chiesa!
E chi potrebbe mai negare tale fantastica affermazione? Vi risulta forse che abbiamo a che fare con un clero sostenitore dell’uguaglianza e del valore salvifico di tutte le religioni, del valore positivo della sodomia praticata, del culto pubblico agli idoli come Pachamama, dell’obbedienza pratica ai poteri globalisti che comandano il mondo occidentale, come nel caso dell'”atto d’amore” vaccinale o come nell’ideologismo immigrazionista e invasionista? Forse che qualcuno può affermare che nei seminari si insegna che la Presenza Reale nell’Eucarestia è un simbolo? Che la stessa Resurrezione è un simbolo? Forse che abbiamo a che fare con un clero che non nomina più in alcun modo il peccato (se non quello di non accogliere immigrati ed emarginare sodomiti)? Che non nomina più i novissimi, l’inferno, il Giudizio di Dio, la Giustizia di Dio?
Abbiamo forse a che fare con vescovi e cardinali che non vogliono più portare il Corpus Domini in processione ma vogliono proprio partecipare ai Gay Pride blasfemi in maniera mostruosa?
Forse abbiamo a che fare con un clero che parifica tutte le religioni rendendo inutile il Santo Sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo sulla Croce? Che nega il purgatorio? Che esalta la repubblica laica e si vergogna della storia passata della Chiesa?
Forse che abbiamo a che fare un clero che parla da sei decenni di una “nuova pentecoste” iniziata da un Concilio pastorale che ha sostituito tutti i Concili dogmatici precedenti?
Forse abbiamo a che fare un clero corrotto fino all’inverosimile che non viene punito dai diretti superiori? O magari accade che siano proprio coloro che denunciano le malefatte orribili di questo clero che fanno una brutta fine? Che magari vengono scomunicati?
Chi potrebbe mai sostenere tutto questo?
Ironia a parte, che potrebbe prolungarsi per centinaia di pagine di malefatte di ogni ordine e tipo, ci viene in mente una domanda: ma il Cardinale Burke, che afferma che non esiste lo stato di necessità, non è uno dei quattro cardinali che ha presentato i “Dubia” a Francesco a causa del suo eretico insegnamento nell’enciclica “Amoris Laetitia”? E non ha replicato la sua presentazione qualche anno dopo, dinanzi al silenzio di Bergoglio?
Se un papa cade in eresia, come avvenuto nell’Amoris Laetitia (e non solo), non c’è stato di necessità? E allora perché il Cardinale ha per ben due volte presentato i suoi dubbi al pontefice in maniera pubblica e ufficiale?
Che un cardinale presenti, dinanzi al mondo intero, dei dubbi a un documento papale, per di più reiterando l’atto, non è questione secondaria: è evento di capitale importanza nella storia della Chiesa, una di quelle cose che rimangono per sempre.
Ma, lo stesso cardinale oggi ci dice che non c’è lo stato di necessità. Senza spiegare bene, però, cosa egli intenda con “stato di necessità”.
Concludiamo questo intervento tornando al discorso della lettera di Leone XIV il giorno prima delle consacrazioni, non potendoci nascondere lo strano sapore che tale atto ci lascia in bocca: ovvero, quello di una meravigliosa concessione ai conservatori, come un colpo d’ascia finale a un ferito che non può più agire.
E, infatti, i conservatori, esultano ovunque osannando la carità del papa (che io definirei “la carità delle 24 ore”).
Casomai non fosse chiaro, sono loro i primi sostenitori delle consacrazioni episcopali. Ma questa ultima affermazione non è di facile accettazione per tutti. (MV)