ARTICOLO TRIARII

“Io credo nella scienza” della flatulenza

Ho letto adesso che scienziati rinomati hanno affermato che il primo “riscaldamento globale” del pianeta fu causato dalle flatulenze dei dinosauri.
Come abbiamo fatto a non pensarci prima?
Credo che questa affermazione abbia lo stesso valore scientifico del buco dell’ozono provocato dallo spray, della mascherina in auto da soli o anche all’aperto, del caffè seduti che diviene virologico mentre in piedi no (o era il contrario? Non mi ricordo più), del vaccino prodotto ancor prima del presunto virus, o della minaccia mortale della flatulenza delle mucche (nel frattempo non si trovano più i dinosauri) o della minaccia dell’aviaria per non farci più produrre le uova in casa. Per non parlare dell’uomo che discende dalla scimmia, o magari dalle alghe.
Ma esiste qualcuno che misura la flatulenza intellettiva degli scienziati e dei docenti e giornalisti che fanno loro da megafono?
O, piuttosto ancora, quella di decine di milioni di cerebrosospesi che credono alla scienza della flatulenza?
O magari a quella dei virologi?
Vi ricordate i bei tempi quando gli uomini erano ancora in grado di pensare con la propria testa e magari i cialtroni che propagavano idiozie e terrore pubblico senza ragione li mettevano ai ceppi, (quando gli diceva bene)? E vi era un istintiva lucida ritrosia per le innovazioni della “scienza”?
Ah, già… quelli erano i tempi del buio Medioevo.
I tempi in cui, anche dinanzi a giuste, opportune e utili invenzioni, comune rimaneva sempre la sottile inquietudine per ciò che cambiava l’equilibrio del vivere secondo natura e secondo ragione e il timore delle conseguenze a lungo andare.
Purtroppo per noi, viviamo nei tempi delle conseguenze a lunghissimo ma proprio lunghissimo andare.
Dinanzi alla possibilità di trasformare fisicamente un uomo in donna e viceversa;
di trasformare un uomo in semimacchina e una macchina in finto uomo;
dinanzi a una pseudo-intelligenza diretta non si sa da chi che pensa al posto nostro e prenderà il nostro posto nel mondo del lavoro;
dinanzi alla possibilità di essere eterodiretti ogni istante in ciò che siamo, in ciò che facciamo e diciamo, in ciò che pensiamo;
dinanzi alla possibilità di non avere più la possibilità di possedere denaro nostro ma solo conti elettronici altrui diretti da altri, che possono sparire in un istante in qualsiasi momento;
dinanzi alla possibilità di irrorazione dei cieli, di cambiamenti climatici procurati, forse di terremoti procurati, di manifestazioni fatte passare per aliene, di invasione robotica universale, oltre che di distruzione di massa dell’umanità e della natura;
forse, dico, dobbiamo ammettere che il buio Medioevo, con la sua innata diffidenza per il nuovo, ha assicurato per secoli la libertà e l’intelligenza degli uomini.
Senza elettricità, ma liberi e pensanti.
Oggi, invece, assistiamo alla flatulenza dell’intelligenza scientifica. Per questo, forse, scappano nei buchi neri del nulla cosmico.
Chi li può sgamare laggiù? Se non Dio. (MV)

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