ARTICOLO TRIARII

La Lettera di BXVI a Bux. Alcune Verità Scomode e Ineludibili su Ratzinger

13 agosto 2025

Riflessioni scomode e non conformiste sulla lettera di Benedetto xvi a don Bux.
Per riflettere in libertà

Scrivo queste riflessioni dopo la lettura dell’articolo di Marco Eugenio Tosatti (https://www.marcotosatti.com/2025/08/12/lestremo-pasticcio-per-omissione-di-benedetto-xvi-la-lettera-a-don-bux-e-il-silenzio-seguente/) dedicato alla vicenda della lettera che Benedetto XVI ha scritto a don Nicola Bux e che questi ha recentemente pubblicato in copia fotostatica in un suo libro, il tutto a sua volta presentato da un articolo elogiativo che vorrebbe essere risolutivo del direttore della “Nuova Bussola Quotidiana”, Riccardo Cascioli.

Non è necessario ripetere il contenuto della lettera, del resto già varie volte presentato; mi preme invece dire che quello di Tosatti mi sembra essere il primo commento lucido e non partigiano a questa vicenda, almeno per quanto ho avuto modo di vedere finora.

Stiamo registrando una vera e propria corsa generale al “l’avevo detto, io!”, e quindi alla normalizzazione coatta di dieci anni di decisioni e comportamenti che tutto sono stati fuorché normali, da parte di Benedetto XVI: a partire dall’11 febbraio 2013 fino alla morte. Questa lettera è il perfetto colpo di spugna finalizzato non solo a sedare ogni polemica pretestuosa, ma anche ogni legittima riflessione e domanda; ma anzitutto atto a salvare da ogni accusa colui che a tutti i costi deve essere salvato, ovvero lo stesso Benedetto XVI.

È fin troppo ovvio che fa comodo a tutti questa miracolosa lettera di don Bux che oggi esce fuori dal cilindro e che risolve di punto in bianco non solo tutta la questione cioncio-minutelliana, con le sue derive di ogni genere e tipo, ma anche le legittime e razionali obiezioni e riflessioni di chi è uso obbedire solo alla verità delle cose così come si presenta.

Certamente, tentare di superare il cioncio-minutellismo è un vantaggio indubbio. Ma, per chi ama la verità, è condizione necessaria ma non certo sufficiente. Infatti, qui si evidenzia almeno un duplice errore:

1.      non si può identificare e appiattire la problematica di Benedetto XVI e Francesco con la piaga del fenomeno del cioncio-minutellismo: c’è molto di più in gioco;

  1. la lettera risolve forse meno di quello che troppo frettolosamente quasi tutti vogliono far credere.

Non intendo affermare che la lettera sia un falso (non ho elemento alcuno per sostenerlo), ma al contempo occorre necessariamente porsi alcune inevitabili e vitali questioni, che poi ci inducono a ragionare con logicità.

Prima domanda essenziale:

Davvero quanto afferma Benedetto XVI in una privata lettera a uno dei 400.000 sacerdoti cattolici sparsi nel mondo cancella di colpo e in via definitiva tutto quanto egli ha detto e fatto pubblicamente dall’11 febbraio 2013 alla morte?

Mi spiego. Se io oggi dico pubblicamente A, e lo ripeto per dieci anni, e poi fra dieci anni dico B, un mio eventuale biografo che facesse passare la mia persona come sostenitrice di B, direbbe il vero su di me? Sarebbe un biografo, un interprete onesto e attendibile, oppure uno che fornirebbe una visione parziale e strumentale di me?

In concreto, riportando – e avendo bene in mente – un breve velocissimo elenco delle principali anomalie teologiche e canoniche di cui abbiamo in molti detto e scritto tante volte dal 2013 in poi (il sottoscritto nel libro Habemus Papam?, edizioni Maniero del Mirto, 2024, dedicato appositamente alla questione), siamo davvero certi che una lettera privata possa cancellare tutto questo?

Ecco un elenco per la memoria degli smemorati:

chi può negare

–        che Benedetto XVI, nella sua Declaratio dell’11 febbraio 2013, ha rinunciato al Papato non seguendo la usuale prassi adottata dai pontefici nei pochi casi precedenti di rinuncia papale? Ovvero:

–        che ha smembrato illegittimamente, e quindi invalidamente, il papato in due parti? Poco importa che nella lettera a don Bux affermi il contrario: ricordo che nel mio libro si può trovare l’elenco (più di venti persone, quasi tutte conosciute e stimate, in alterna maniera, nel mondo cattolico della Tradizione e del conservatorismo) di tutti i prelati, teologi, sacerdoti, intellettuali, giornalisti, canonisti, giuristi, che hanno riconosciuto tale fatto (molti dei quali assolutamente favorevoli alla legittimità pontificale di Francesco);

–        che non ha esplicitamente rinunciato al munus ma solo al ministerium? (idem come sopra: nel mio libro si trova l’elenco di tutti coloro che ritengono validissime le dimissioni di Benedetto XVI eppure riconoscono comunque la veridicità di tale anomalia canonica e teologica);

–        che si è inventato una carica che non esiste e non può esistere, l’emeritato papale? (decisione che tutti devono obbligatoriamente criticare o giustificare, ma che non possono negare);

–        che, così facendo, ha mostrato di voler creare una sorta di diarchia operativa, cosa impossibile in sé? (ancora una volta, idem come sopra: tutti i legittimisti di Francesco non possono in ogni caso negare tale inaudito errore, che è stato pressoché da tutti criticato);

–        che, così facendo, ha mostrato, e lasciato intendere per dieci anni senza mai fare pubblica chiarezza, che egli in fondo aveva rinunciato a “una parte di papato” ma non a tutto? (idem come sopra: nel mio libro si trovano nomi e cognomi di chi denuncia questo);

–        e, soprattutto, che è del tutto impossibile che Joseph Ratzinger non sapesse che ciò è impossibile?

–        il fatto che, dopo aver rinunciato, ha però continuato a farsi chiamare “papa”, come anche Benedetto XVI, “Sua Santità”, a vestire “papalmente” avanzando una ridicola quanto chiaramente provocatoria scusante (“non avevo vestiti”…), a restare in Vaticano anziché andarsene in qualsiasi altra parte del mondo, a impartire la Benedizione papale che non poteva più impartire?

–        che ha continuato a dire, per anni, che “il papa è uno solo” senza però mai specificare, neanche una sola volta, che era Francesco? (su questo punto almeno, occorre ammettere che Cionci ha ragione);

–        però, al contempo, ha chiamato papa anche Francesco. Eppure anche lui ha mantenuto le prerogative papali. Altro inconfutabile esempio di voluta creata confusione teologica e istituzionale;

–        che, postdatando l’entrata in vigore della rinuncia (al 28 febbraio), ha creato volutamente un ulteriore problema canonicamente grave (come denunciato dai giuristi del libro curato proprio da don Bux, di cui diremo a breve)? E che nel frattempo in quei giorni ha preso anche provvedimenti importanti, fra cui addirittura la modifica delle regole del conclave, ponendo un’ipoteca pesantissima sulla legittimità del suo successore? Avanziamo a riguardo la più banale di tutte le considerazioni possibili: ma non poteva farla, una cosa di tale importanza capitale (la riforma dell’elezione papale), prima dell’11 febbraio? Che gli costava farla il 7 febbraio o il 15 gennaio o nel 2012? Doveva per forza farla nel lasso di tempo di quei pochi giorni della “quasi vacanza”?

Se si riflette, seriamente e con coscienza libera, su tutto quanto appena detto, punto per punto, si resta sbalorditi. Ancora oggi. Questa è la verità.

Davvero una lettera privata può cancellare tutto questo, durato dieci anni, e mai rinnegato o chiarito pubblicamente? Stiamo parlando del papa, non di pinco pallino. E il tutto mentre parte non secondaria del mondo cattolico mondiale si interrogava, anche drammaticamente, sul perché e sul significato di cotanti sconcertanti atteggiamenti pubblici di colui che era ritenuto il “papa saggio” (e filosofo) dell’era conciliare.

E veniamo ora alla seconda questione, quella appunto della lettera. Non è possibile anche in questo caso non porsi dei legittimi quesiti.

Don Bux ha di sua proprietà una lettera di Benedetto XVI nella quale egli smentisce in due righe dieci anni di ambiguità teologica, canonica e operativa. E cosa fa? La tiene nascosta per anni. E se anche volessimo ammettere che per rispetto all’autore della lettera non l’ha pubblicata finché era in vita, rimane anzitutto la prima di tutte le domande:

1)  E perché non l’ha pubblicata allora dopo la sua morte, avvenuta ormai più di due anni e mezzo or sono?

La motivazione per cui sarebbe stato molto opportuno pubblicarla subito dopo la morte, già razionalmente evidenziata da Tosatti nel suo articolo, è evidente di per sé: già da anni Minutella imperversava facendo schiere di proseliti, che oggi lo seguono perfino nell’abisso del “grandeprelatismo” e forse del “papato minutelliano” (così sembra, almeno). Al contempo, schiere inferocite ricolme di odio sobillato seguivano Andrea Cionci e il suo libro “vangelo” Codice Ratzinger, cadendo nell’illusione della soluzione facile (e ancora oggi imperversano nell’errore, sebbene con minor vigore del passato). Tutto questo si è intensificato proprio nel 2023, a seguito della morte di Ratzinger. Quale motivazione più evidente di questa vi era per rendere nota questa lettera al mondo intero, anche a quello non cioncio-minutelliano, che da anni soffre e si dimena in questioni inimmaginabili che stavano (e stanno ancora) rovinando il corpo mistico (umano) di Cristo?

Perché negare questo aiuto a un numero enorme di anime?

Don Bux ha anche curato un libro sulla questione, Non era più lui (riferito ovvero al fatto che Benedetto XVI non era più papa), ed. Fede & Cultura, scritto da due giuristi, i quali, come sottolineo nel mio libro, pongono seriamente molte delle problematiche suddette del comportamento di Benedetto XVI, al punto che, specie nel saggio di Patruno (e in pieno contrasto con il titolo del libro), l’autore pone seri problemi di legittimità nell’elezione di Francesco (di cui Bux non tiene minimamente conto nella sua Prefazione, come se Patruno non avesse scritto nulla). Ebbene, nella Prefazione, molto breve e molto assertiva, don Bux va direttamente alla sentenza (“non era più papa”) senza particolari argomentazioni, ma, soprattutto, senza far cenno alcuno alla lettera. E quale occasione migliore di quel libro, del 2023 appunto (quindi successivo alla morte di Ratzinger), appositamente dedicato alla questione, per dire al mondo intero come stavano le cose? E, in tal maniera, dare un colpo mortale al fenomeno del cioncio-minutellismo e comunque a tutta la questione che imperversa dal 2013.

Ma ciò non è avvenuto. Avviene ora, senza reale motivazione alcuna. Cosa è successo negli scorsi mesi che può aver spinto alla pubblicazione molto ma molto tardiva di quanto era invece utilissimo pubblicare anni prima? Il primo pensiero che viene alla mente è quello dell’unico vero cambiamento recente nella Chiesa: vale a dire, la morte del temuto Bergoglio, il papa che sbagliava ma che non poteva essere messo in discussione. Ma, a ben vedere, nemmeno questo argomento giustifica il ritardo: Bergoglio aveva tutto l’interesse che si sapesse che la rinuncia di Benedetto XVI era effettiva, legittima e vincolante.

Per cui, rimane l’atroce dubbio: perché questa lettera non è stata resa pubblica al mondo quando era più utile e lo è stata ora, che, in fondo, serve solo a stendere veli gettare spugne su un passato molto critico?

E veniamo a questo punto a un terzo ultimo aspetto.

Questa lettera, ora divulgata, sta ottenendo facilmente un risultato collaterale: quello di far apparire Benedetto XVI esattamente per ciò che non fu. Ovvero: “chiaro e sicuro”.

Benedetto XVI non è stato affatto chiaro su nulla, sin dall’11 febbraio 2013. Anche il fatto stesso di aver mandato anonimamente una lettera privata a un sacerdote, senza farlo sapere ad alcuno, come strumento di chiarimento della più importante questione della Chiesa del XXI secolo, conferma la non chiarezza del suo comportamento. Anzi, la lettera diviene, per chi ha mente lucida e onesta, un’altra questione irrisolvibile che va ad aggiungersi a tutte le precedenti, quasi fosse l’unico tassello ancora mancante del mosaico ratzingeriano di rahneriana memoria (lo sdoppiamento del papato in “spirituale” e “operativo”, questione di cui hanno parlato in molti, compresi coloro che sono per la legittimità della rinuncia).

Tosatti accenna a una incapacità di gestire il rapporto con i media. A mia opinione, pur riconoscendo questo evidente vulnus comportamentale, c’è anche di più dietro. C’è la mancata volontà di fare il bene delle anime.

Chi vuole, chi anela, al bene delle anime, non si comporta così. Semplice.

Infatti, non solo ha provocato tutto il caos possibile e immaginabile, non solo non si è mai pubblicamente corretto o almeno spiegato, ma l’unica volta che lo avrebbe fatto, lo ha fatto nascostamente e in relazione a un solo essere umano al mondo.

Ancora una volta, ha giocato con tutta la Chiesa, un gioco iniziato l’11 febbraio 2013 con quelle parole non chiare dell’atto più importante e pregnante di tutta la sua vita (ma il gioco, a ben vedere, era molto ma molto più antico).

So che, come al solito, mi attirerò l’ira dei cioncio-minutelliani da un lato (per l’ennesima volta) e dei conservatori (compresi non pochi “tradizionalisti”) dall’altro, nel dire queste cose, ma questa è, ai miei occhi, la pura e semplice verità.

Quest’uomo, dal momento in cui termina il pontificato, tutto ha fatto fuorché chiarezza. Al punto tale che a mia opinione questa strana lettera non solo non lo “salva”, ma lo rende ancora più responsabile, evidentemente, di tutto quanto accaduto, perché la lettera, al contrario di quanto affermano Cascioli e laudatori pedissequi, risulta essere in perfetta linea con il modus operandi del cosiddetto “papa emerito”.

La lettera, ovvero, è l’ennesimo tassello del mosaico della confusione corrosiva e progressiva del papato come la Chiesa lo ha pensato e creato in diciannove secoli.

Del resto stiamo parlando di colui che si è vestito per dieci anni con l’abito papale perché… non aveva altri vestiti da mettersi. È bene non dimenticare con chi avevamo a che fare.

Resta poi sempre l’atroce dubbio del perché di tutto questo. Ma la risposta è ancora difficile da partorire e soprattutto digerire. E non basta un nuovo tassello a cancellare l’intero mosaico.

E la fretta che hanno un po’ tutti di chiudere la vicenda in maniera repentina (magari facendo passare da capri espiatori Cionci e Minutella, come se fossero la causa del problema, mentre ne sono l’evidente conseguenza, pur con tutte le loro enormi responsabilità personali) denota ancora maggiormente una imperdonabile mancanza di chiarezza in tutti.

Immaginatevi voi, e concludo, se un Pio XII, se un san Pio X, se un qualsiasi Papa del passato avrebbe mai avuto un comportamento del genere. E, siccome non voglio passare per il solito “anticonciliare” irriducibile (quale sono), posso dire che in qualche maniera nemmeno un Paolo VI o un Giovanni Paolo II hanno avuto mai un tale comportamento, né abbiamo ragioni per pensare che avrebbero potuto averlo.

E questa è la pura e semplice verità. E la fretta della “massa” dei conservatori (e “tradizionalisti” vari) a chiudere la vicenda facendo passare la lettera come lo scagionamento, anzi, il premio di grandezza, di Benedetto XVI, appare la riprova di quanto molto scomodamente affermiamo.

Massimo Viglione

da Stilum Curiae di Marco Tosatti: https://www.marcotosatti.com/2025/08/13/la-lettera-di-bxvi-a-bux-alcune-verita-scomode-e-ineludibili-su-ratzinger-massimo-viglione/

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