Home / Capire Oggi / La grande trasformazione

La grande trasformazione

Leggendo da fonte certa (Vatican news) alcuni stralci del discorso di Francesco negli Emirati Arabi, troviamo queste parole:

“Non esiste violenza che possa essere religiosamente giustificata”.

Sant’Agostino ha insegnato che esiste una guerra giusta, formulandone le condizioni. Questo insegnamento è stato ripreso dai Papi, che ne hanno fatto dottrina ufficiale della Chiesa, Magistero universale, sull’approfondimento di san Tommaso d’Aquino e di altri grandi e santi teologi e dottori della Chiesa.
Tra queste condizioni vi è la difesa della vera Fede e della Chiesa dai suoi nemici.

“In nome del Misericordioso”

Certamente Dio è misericordioso. Il problema è che questo nome, questo appellativo divino, non appartiene alla nostra religione ma è specifico dell’Islam.
Ma questo è una, come dire, “particolarità”. Il problema più grande è il seguente.

“Il pluralismo e la diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua, sono una sapiente volontà divina con la quale Dio ha creato gli esseri umani”.

In questa affermazione vi sono due realtà di importanza capitale.
La prima: Dio vuole il pluralismo e la diversità di religione.
Questa affermazione contrasta l’intera fede cattolica e le stesse parole del Vangelo, ovvero di Cristo: “Andate dunque e fate
discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt. 28, 19-20).
«Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. 16 Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato” (Mc., 16,15).
In pratica, Francesco ha dichiarato che la diversità di religione non è conseguenza dei peccati umani, degli uomini che rifiutano il Vangelo (o che ancora non hanno avuto la possibilità di riceverlo), ma è condizione insita nella stessa creazione divina. Dio vuole così.
Il problema però è che nel Vangelo, come nelle lettere di san Paolo, è insegnato esattamente il contrario. Ed è per questa ragione che la Chiesa, i papi, i Padri, i Dottori, i santi teologi, per diciannove secoli, hanno insegnato il contrario.
Qualcuno si lamenta, giustamente, del silenzio di tutti i cardinali e vescovi. A questo proposito, faccio notare che non c’è da meravigliarsi, in quanto, anche per i più “conservatori”, l’ecumenismo – che in sé è il peggiore dei mali della Chiesa odierna – è un problema non sentito, non percepito, almeno esteriormente, in quanto – inutile nascondersi dietro un dito – è stato la bandiera del pontificato di Giovanni Paolo II, e comunque è stato iniziato direttamente dai due pontefici del Concilio. Né è stato condannato, ma anzi, è stato ribadito, da Benedetto XVI in più occasioni pubbliche, sebbene con sfumature critiche dottrinali. Con “dei paletti”, per così dire, ma non per questo rinnegato.
In pratica, sono sessant’anni che esiste e si pratica l’ecumenismo, di cui paladino assoluto fu Giovanni Paolo II. Pertanto, quanto accade oggi non ha nulla di nuovo in sé, basta conoscere la storia dei pontificati precedenti: i fatti pubblici non possono essere smentiti, possono solo essere ignorati, colpevolmente. Francesco non sta facendo, in pratica, nulla di nuovo. Sta solo traendo logiche conseguenze.
Questo spiega – ovviamente non giustifica – il silenzio delle gerarchie, le quali, sono rimaste in silenzio, nella quasi totalità, in tutte le altre occasioni in cui avrebbero dovuto alzare la voce. E anche quei pochissimi – che ben conosciamo – che hanno reagito in alcune di quelle occasioni, non hanno mai reagito dinanzi alle problematiche ecumeniche. Dimostrazione cogente di quanto appena affermato. Si può tornare a Giovanni Paolo II, ma mai andare oltre lui nel rifiuto delle conseguenze del Concilio Vaticano II.
Come detto altre, volte, il problema della nuova religione universale, fondata sulla “trinità” “pace, tolleranza e fratellanza”, specchio della “trinità” laica rivoluzionaria, è in fondo uno solo:
la Trinità. Da questo “problema”, discendono altri due “ostacoli”, che richiedono il superamento: l’Eucarestia e la Madre di Dio.
La trasformazione del Dio trinitario è già in stato avanzato, come possiamo ben vedere. Quella di Dio-Eucarestia pure, con le riforme liturgiche passate e in atto.
Ora toccherà alla “Gran Madre” che tutti ci accomuna.

Top