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Lo specchio delle domande ovvie non fatte

Ogni giorno che passa giungono notizie sia di persone che muoiono pochi giorni dopo essersi vaccinate, sia di persone che subiscono pesanti conseguenze sanitarie, sia, in particolare, di persone, specie anziane, che hanno preso il virus dopo essersi vaccinate.
Il fatto che queste notizie vengano riportate dai quotidiani – e in misura molto ma molto minore dai media televisivi – è dimostrazione inconfutabile della loro veridicità, vista l’indiscutibile sottomissione del sistema mediatico all’ideologismo sanitario mondialista. Anzi, è pienamente lecito pensare che quanto veniamo a conoscere dei danni vaccinali sia solo la punta dell’iceberg del problema, tenuto conto del comportamento scandaloso tenuto quotidianamente e massicciamente dal mondo dell’informazione in questo ultimo anno.
A questo punto la più banale e diffusa delle domande è d’obbligo. Anche senza voler considerare altri pur assolutamente dirimenti aspetti (come la questione dell’uso di cellule staminali di feti abortiti volontariamente o la possibilità – definita “complottista” ma in realtà sempre più sostenuta da una parte sempre crescente e qualificata dello stesso mondo medico-scientifico – dei rischi di manipolazione genetica o che non si tratti nemmeno di vaccini ma di altro) connessi ai vaccini finora proposti, è inevitabile chiedersi quale sia il senso di andarsi vaccinare se:
1) è rischioso della vita;
2) è rischioso della propria salute;
3) non risolve il problema del virus;
4) non apporta alcuna certezza di salute e serenità, anzi, al contrario;
5) i governi obbligano ugualmente chi si vaccina a portare la mascherina, a tenere il distanziamento sociale, a stare prigionieri in casa e a tenere chiusi moltissimi esercizi commerciali o le scuole: ovvero, uccidono la nostra economia, il nostro lavoro e la nostra vita ugualmente, fino a procurare una progressiva mutazione antropologica di molte persone, dai bambini agli anziani;
pertanto, a cosa serve vaccinarsi?
Ma è mai possibile che non lo si capisce? Che non ci si pone questa elementarissima domanda, che, sia detto chiaramente, ancor prima che di natura medica è di natura squisitamente politica e antropologica?
Eppure, i governi vogliono imporre con l’esercizio totalitario – e pertanto ingiusto in sé, anticostituzionale e anti-umano – del potere politico la vaccinazione di massa, pena l’esclusione di chi si rifiuta dalla vita sociale della comunità umana, o con pene perfino più inumane e violente di questa (senza escludere, nelle loro minacce, perfino l’obbligo fisico).
Ed è mai possibile che a un numero enorme di persone non passi per la mente che stiamo precipitando nel più tenebroso totalitarismo politico-eugenetico-sanitario che la storia abbia mai visto?
A cosa sono mai serviti settant’anni di massiccio attivismo – scolastico, universitario, culturale, cinematografico, fotografico, televisivo, politico, pure religioso, ecc. – anti-nazista (mai anti-comunista, però!), se alla prima evidente occasione di mengelizzazione globale quasi tutti corrono in massa da Mengele?
E se fossero proprio serviti ad abituare all’idea?
Nessuno si pone mai la domanda se per caso anche nelle cosiddette “democrazie” liberali occidentali siano praticate (e non certo da oggi) modalità mediche di manipolazione genetica o comunque di totalitarismo sanitario non troppo differenti da quelle utilizzate nei regimi come quello nazional-socialista o come quelli comunisti?
A cosa sono serviti decenni di difesa della vita umana da parte dei cattolici legati alla Fede di sempre se ora avallano tutto questo?
A una cosa serve certamente il vaccinismo: a evidenziare – e questo sì scientificamente – il livello di abbrutimento mentale e debosciamento psicologico cui è giunto il genere umano occidentale dopo settant’anni di lavaggio del cervello consumistico liberal-capitalista e egualitaristico social-comunista.
Il vaccinismo in fondo è il termometro della droga ideologica nella nostra anima.
E purtroppo non solo per le famigerate “masse” (cui ognuno sempre pensa che vi appartengano gli altri e non lui), ma a tutti i livelli intellettivi, culturali, morali, politici e pure religiosi e spirituali.
Il vaccinismo attuale è in fondo lo specchio dell’anima profonda di ciascuno di noi. L’anima ormai non più capace di porsi nemmeno le più ovvie domande pur di nutrire una minima illusione di salvarsi la vita. Perdendo la vita, quella vera. E mettendo a rischio quella eterna. (MV)
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