L’antemurale – così era chiamata l’Ungheria per la sua eroica resistenza agli Ottomani – è caduto.
L’ultima speranza di resistenza al Moloch brusselllese è venuta meno.
L’ultimo barlume di buon senso e libertà è stato sostituito.
L’Europa è completamente schiava degli inferi globalisti.
E a Bruxelles i topi festeggiano.
E a Kiev la salamandra esulta.
La liberal-democrazia ha ancora una volta compiuto il suo ruolo, dimostrando il livello intellettivo delle masse schiave. Come da poco accaduto in Italia.
La notte più oscura è ormai sopra l’Europa.
E oggi Zelenski è a Roma, a ottenere, fra i soliti disgutosi abbracci e baci del caporale Meloni, altri nostri soldi e armi.
La notte più cupa domina sul continente che ha dato la luce della civiltà al mondo.
Ma in questa vita nulla è mai definitivo. Nessuna notte sarà eterna.
Spetta a noi fare segnali di luce per chi verrà.
Siamo come il gancio fra la memoria della luce che fu e quella che dovrà tornare.
È il senso della vita dei pochi che sanno e capiscono in questi giorni di tenebre.
E non si arrendono.
La Speranza è la grande virtù della nostra epoca. Perché “c’è sempre speranza” (Tolkien) per chi ha fede e vede tutto ciò che accade alla luce del lotta fra il male e il Bene.
Più profonda è la notte, più vicina è l’alba.
Orban ha commesso l’errore di essere vicino a Netanyahu. Errore fatale, anzitutto a livello metastorico.
Che sia di insegnamento a chi verrà al servizio della Luce del mondo.
Che non ammette compromessi con le tenebre. (MV)
ARTICOLO TRIARII
Il gancio e la speranza
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