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Schizzi fastidiosi

Un sasso nello stagno, specie se grosso o se non grosso ma gettato con violenza, fa molti schizzi, indipendentemente se il sasso sia bello o meno, sia formato bene o deforme.
Questo documento di Benedetto XVI ha fatto arrivare schizzi in Vaticano. Negli occhi.
Lo dimostra la stizza di Avvenire e di tutto l’ambiente bergogliano: la Falasca che dice che l’Emerito dovrebbe tacere, le critiche di Mancuso e altri progressisti, le voci insistenti dell’ira funesta…
Si possono trarre alcune prime considerazioni:
1) una per gli irriducibili in un senso: non c’è nessun gioco di sponda tra i “due papi” (così come non ci sono due papi): Ratzinger non dice ciò che Bergoglio non può dire (anche perché Bergoglio dice tutto quello che vuole sempre e comunque), ma dice ciò che Bergoglio non gradisce: la verità, o almeno parte di essa;
2) per gli irriducibili nell’altro: come detto, l’iniziativa è buona, ottima in sé: bene il sasso nello stagno, bene il sostegno dato a Mons. Viganò. Rimangono però alcune considerazioni inevitabili, amici cari:
a) Benedetto XVI dice che non c’è più amore per la Messa e i Sacramenti. Giusto! Chi ha cambiato la Messa e la liturgia in genere? E perché? Certamente egli sa cheLex Orandi Lex credendi. Basta lamentarsi o è necessario valutare le cause di questa tragedia?
b) C’è la lo sfacelo morale e inizia nel Sessantotto. Giusto! Ma il Sessantotto nella Chiesa quando inizia? Non inizia forse qualche anno prima? Anzi, ciò che è iniziato qualche anno prima nella Chiesa non ha forse contribuito in maniera determinante al vero Sessantotto?
c) Bene la denuncia del male. Ma le cause vere? E i rimedi?
Conclusione:
il sasso è tirato, lo stagno ha fatto i suoi schizzi, i traditori si stropicciano gli occhi, ma…
Purtroppo non si vuole ammettere – o perlomeno non apertamente, a chiare lettere, nero su bianco – la causa dello sfacelo, che è il tradimento della vera fede operato dal mondo del Concilio Vaticano II e dal suo “spirito”, lo “spirito” della “Nuova Pentecoste” che tutto è fuorché “santo”, come i risultati palesano oltre ogni possibile dubbio.
Ovvero: il modernismo e la sua derivante del progressismo, teologico e morale, con tanto di nomi e cognomi di teologi venduti al mondo e alla sovversione (gesuiti in primis).
Soprattutto non si parla della cura: ovvero, il ritorno alla Messa di sempre, in Rito Romano antico (perché… lex orandi lex credendi), al culto della vera preghiera, della vera adorazione, della vera Fede, della “vera Verità” e della vera Bellezza.
Insomma, Benedetto XVI il sasso l’ha tirato, e ha fatto bene. E si è fatto vedere.
Speriamo e preghiamo però che nel tempo che ancora Dio gli vorrà concedere, possa iniziare, almeno iniziare, a fare l’inevitabile passo in avanti, parlando di cause vere e profonde e rimedi logici e imprescindibili.
E’ ovvio che lui sa tutto. Questo lo rende responsabile.
Per questo dovrebbe, prima di lasciare questo mondo, trovare la volontà di scrivere una nuova Pascendi Dominici Gregis. Ovviamente non sono così ingenuo, dico solo ciò che dovrebbe fare, sapendo che non lo farà mai. Però lui potrebbe farlo, se volesse, ma questo significherebbe porre sotto giudizio l’intera sua vita e l’intera Chiesa degli ultimi sessant’anni.
Ma finché non si farà questo… per le chiese, per la frequenza ai sacramenti, per il culto in genere sarà sempre più desolazione e devastazione.
Finché non si denunciano chiarissimamente tutti i distruttori della Fede e della Chiesa e non si ripropongono i veri santi, padri, dottori e teologi, si va sempre più allo sfacelo.
Perché non esiste, non è mai esisista, una “nuova pentecoste”: ma è esistito ed esiste l’incontenibile sfacelo della sovversione della Chiesa.
Finché non si torna alla vera Messa… rimangono solo schizzi fastidiosi.
Un passo avanti. Ma la meta è molto lontana.
Preghiamo che chi non ha più nulla da perdere, se proprio non scrive un’altra Pascendi, almeno faccia altri passi avanti.

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