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Una serena ma ferma valutazione dell’evento di Verona

In alcuni commenti precedenti, ho espresso mie opinioni sull’evento di Verona. Ho mosso alcune critiche iniziali, ma al contempo ho invitato – e per questo sono stato criticato da determinati ambienti – alla partecipazione popolare visto il folle attacco in corso da parte delle forze avverse alla vita, alla morale e alla famiglia; e poi, dinanzi ad alcune dichiarazioni, e, soprattutto, mancate dichiarazioni, ho mosso critiche, forse anche in maniera appassionata e personale, ma proprio per questo sentita e onesta.
Ora, più a freddo e con ferma serenità, molto velocemente, mi permetto alcune schematiche considerazioni conclusive:
1) Tutto ciò che aiuta la difesa della vita, della famiglia naturale e del matrimonio cristiano e della retta morale privata e pubblica, deve essere fatto. E dobbiamo riconoscere il merito di chi si impegna costantemente in tal senso. Deve essere fatto certamente legalmente, serenamente (ma questo per il nostro mondo è fuori discussione), anche con gioia (marce ecc.), ma deve essere fatto e nella massima unità possibile.
2) Ma perché questa “gioia” sia vera e l’unità esista, sono necessarie alcune condizioni imprescindibili (come i nostri stessi valori), che nascono direttamente dall’azione negative delle forze nemiche di tutto questo (“à la guerre comme à la guerre”, dicono i francesi, ed è un assioma inevitabile):
a) La Legge 194 non può essere “criticata” ricorrendo all’usuale tecnica della mancata piena applicazione; se l’aborto è omicidio, la 194 è legge omicida, e in quanto tale va abolita completamente; non è possibile, per un cattolico, scendere a compromesso con questo assioma.
b) La Legge Cirinnà (quando il nome è marchio di garanzia…) sulle unioni civili non può essere accettata da chi si professa cattolico; ci dimentichiamo che solo fino a qualche decennio fa tutto questo mondo non esisteva, tutti questi problemi non si ponevano, per la semplice ragione che esiste da sempre la libertà personale e pertanto ognuno agisce nella vita privata come crede, nei limiti della legge; invece, il riconoscimento delle unioni civili porta conseguenze – e non c’è certo bisogno che approfondisca io il tema, avendolo fatto da decenni un esercito di studiosi, fra cui anche chi oggi invece sostiene di non voler toccare questa legge – sociali, familiari e umane moralmente inaccettabili, soprattutto per i bambini; pertanto, una qualsiasi azione per la famiglia non può essere “benevola” o “neutra” verso la legge Cirinnà o qualsiasi legislazione sulle unioni civili e sulle loro conseguenze; una qualsiasi azione per la difesa della famiglia naturale deve richiedere l’abolizione della Legge Cirinnà.
c) È assolutamente moralmente inaccettabile che in un documento finale ufficiale di cotanto evento si parli di difesa dalla “discriminazione dell’orientamento sessuale”, dimostrando in tale maniera un cedimento ingiustificabile e davvero inaccettabile sia al linguaggio orwelliano del Nuovo Ordine Mondiale, sia all’azione pratica delle forze ad esso asservito: cosa vuol dire in concreto questa affermazione, se non l’accettazione – e perfino la difesa! – delle unioni civili e, di principio, dello stesso genderismo, conseguenza logica inevitabile di tale posizione, come chiunque dei nostri avversari ovviamente affermerebbe (e a ragione…)?
Chiedo a chi lo ha scritto: esiste davvero un “orientamento sessuale”? Ma davvero siamo arrivati a questo punto di cedimento?
Senza voler andare oltre (ci sarebbe ancora da dire), già tutto questo ci impone di porci delle domande fondamentali e urgenti, che mi permetto di rivolgere sia ai capi che al popolo:
Ai capi:
1) A cosa serve marciare, fare festa, andare sotto il sole con i bambini, palloncini, tutti sorridenti, tutti con tanta voglia nel cuore di difendere i nostri sacrosanti valori e beni, se poi non si condanna chiaramente e senza compromessi la Legge 194, non si chiede la revoca della Legge Cirinnà e addirittura si apre alla difesa dalle “discriminazioni dell’orientamento sessuale”, ovvero al gender? A cosa serve se accettiamo ciò che non esiste e proprio ciò che è stato inventato per distruggere la famiglia, la morale, la gioventù, l’umanità?
2) Al di là della festa popolare e di qualche assestamento “leaderistico” e organizzativo, a cosa serve tutto questo nel concreto, se aborto, unioni civili e gender non possono essere fino in fondo ragione di battaglia?
Al popolo:
3) A cosa serve fare finta di non vedere tutto questo? A cosa serve fare festa e poi calare un velo? Non è forse già accaduto tutte le volte nel passato (dai tempi di Piazza San Giovanni)? È utile prendersela con chi incalza per ottenere di più, con chi denuncia tali disfunzioni, solo magari per il gusto di non vedersi rovinata la festa?
Sia chiaro: qui nessuno vuole rovinare niente a nessuno. Anzi, si vorrebbe massima unità nella comune battaglia, si vorrebbe vedere un intero popolo in piazza non una volta ogni tre anni, ma “tre volte al giorno”, se fosse possibile. Si vorrebbe ottenere il massimo possibile, visto che ne va della vita dei bambini nel grembo delle madri, della famiglia naturale, della moralità e sessualità privata e pubblica, del futuro dei nostri bambini, della stessa sopravvivenza della società umana.
Questo si vorrebbe. Per questo ho detto di partecipare, soprattutto dinanzi alla vera e propria guerra scatenata dalle forze avverse. Ma per le stesse ragioni non mi è possibile tacere dinanzi a questi disfunzioni che reputo errori gravissimi, cedimenti inaccettabili. Anzi, qualora ripetuti e istituzionalizzati, diverrebbero veri tradimenti.
Qui c’è un errore morale insostenibile: quello del male minore. “Visto che non possiamo abrogare la 194, chiediamo la sua piena applicazione”. Ma questo atteggiamento è folle, e per due ragioni specifiche:
1) perché parte dal presupposto che i nostri avversari siano in buona fede, il che è semplice follia, appunto. Ma veramente pensate che applicheranno mai la 194 fino in fondo? Sono passati quarant’anni, l’hanno mai applicata fino in fondo? Ma davvero credete che tutto quel mondo voglia salvare i bambini? Ma non siamo ridicoli!
2) Ma la ragione più grave è quella di ordine morale: il machiavellismo di natura “democristiana” del compromesso. In tal modo, di fatto si accetta la legittimità della Legge 194, ovvero di una legge abortista e in quanto tale omicida. Ci si dimentica che se anche veramente fosse possibile – e sappiamo bene che non lo è – applicarla fino in fondo, ciò sarebbe comunque moralmente illecito agli occhi di Dio e della legge naturale. Pertanto, chi sostiene questo, se ne assume la responsabilità morale.
3) Inoltre: se anche si afferma questo (come l’accettazione delle unioni civili o addirittura la tutela dell’“orientamento sessuale”) allo scopo di finire in televisione per farsi conoscere, mi permetto di ricordare che anche questo è machiavellismo, e in quanto tale, inaccettabile moralmente e politicamente. E, ne sono convinto, anche inutile, nel senso di improduttivo. Si continua a fare finta di non capire chi siano i nostri avversari. Si continua ovvero a fare il ridicolo errore di ritenerli “confusi”, ma in buona fede. Si continua, per ragioni che non spetta a me giudicare, a fare i finti tonti, senza invece guardare in faccia alla realtà per quella che è, senza ammettere chi siano veramente i nostri nemici.
Nemmeno ora che sono venuti in piazza a manifestarsi apertamente nel modo che sappiamo.
Purtroppo, ci si ostina a seguire le indicazioni e i piani di chi dovrebbe essere in piazza ogni giorno per trascinare un intero popolo alla salvezza e produrre documenti ed esortazioni e invece si nasconde nei palazzi condannando ogni manifestazione – perfino le più pavide e innocue – pur di non dar fastidio al potere, con “distinguo” cervellotici quanto patetici. Purtroppo, si fa finta di non capire che più si segue costoro, più si tradiscono tutti gli ideali per i quali un intero mondo si batte. E si tradisce il Bene e la civiltà.
Fino a quando si continuerà in questo macabro gioco?
Se vogliamo difendere la vita dal concepimento alla morte naturale (tra poco bisognerà anche in Italia occuparsi di salvare le vite dall’eutanasia), la famiglia e la morale naturali e cristiane, la “mens” e la corretta sessualità dei nostri bambini, la sopravvivenza della società, occorre essere uniti, ma per essere uniti occorre essere assolutamente chiari e coerenti fino in fondo, evitando ogni cedimento di principio. Soprattutto, evitando i cedimenti al sistema mentale trans-umano della Rivoluzione antropologica.
Il “cedimento” per non apparire “esagerati” e trovare spazio nei media è l’ariete di sfondamento del nemico nella nostra cittadella.
Quelle parole in quel comunicato, sono peggio di una bomba atomica buttata su Verona. E non è possibile non capire da dove ne provenga l’ispirazione… Lo vogliamo capire, accettare, dire, o no? Sarebbe molto opportuno e saggio vedere una netta rettifica e ritrattazione.
Lo diciamo non per dividere o per fare critica inconsistente, ma per unire. Ben conoscendo il prezzo da pagare per noi: ma chiunque ama il Bene e la Verità, sa sempre quale sia il prezzo che deve pagare.
Perché solo la Verità può unire e renderci veramente liberi.

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