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Viganò sì, Viganò no – Francesco sapeva, Francesco non sapeva Il clima generale

Quello che sta avvenendo in questi giorni è un gioco riduzionista alquanto stupido, ma furbo, finalizzato certamente alla “riduzione del danno” in rapporto a Francesco, ma in realtà a coprire il vero volto del male. Il problema, anzi, la tragedia, è infatti immensamente più grave di questo gioco.

Undici pagine di dossier non possono essere considerate tutta una colossale invenzione, creata dal nulla. Sappiamo tutti che ò ciò è impossibile e infatti è significativo che nessuno sostenga questo, nemmeno l’Osservatore Romano o l’Avvenire, o organi minori ancor più asserviti (tranne ridicole spiegazioni che si smentiscono già solo leggendole, messe sul web dai classici servi stupidi, probabilmente disprezzati dagli stessi “padroni” perché troppo stupidi).

E quindi? Se anche – e chi scrive non pensa che sia così – il dossier fosse in parte falso o manovrato ad arte, non sarebbe già più che intollerabile il fatto che in parte sia inevitabilmente vero?

Ma, al di là di tutto questo, al di là delle stesse persone di Francesco e Viganò e anche di tutta l’immondizia citata in quel dossier, ma vogliamo veramente continuare tutti a recitare la parte di coloro che fanno finta di credere che tutto questo non sia risaputo da tutti in Vaticano (e nel clero in generale e pure nel mondo laico periferico) da sempre? Ma stiamo veramente scherzando con le cose più fetide dello zolfo infernale?

Beh, guardate che tutti sanno tutto, da sempre. Non è questione infatti di sapere i particolari su uno specifico personaggio, chiunque sia. Si può forse non sapere nello specifico che Tizio ha fatto questo specifico crimine, che Caio ha adescato 10 o 100 o 1000 seminaristi. Ma quello che tutti conoscono da sempre, è il clima generale. Vi ricordate il discorso che fece l’allora cardinale Ratzinger nella Via Crucis del 2005 (quella antecedente la sua elezione al pontificato), sull’immondizia nella Chiesa?

Affermare il contrario sarebbe un po’ come – mi si passi il paragone – il far finta di credere che nel 1992, con Mani Pulite, noi italiani avessimo scoperto che in Italia c’era la corruzione. Perché, prima non lo sapevamo tutti perfettamente? Io ero bambino, negli anni Settanta, e sapevo benissimo che in Italia tutto era corrotto, tutto funzionava a mazzette e quasi tutti facevano carriera per “nepotismo” di ogni genere e tipo, ne sentivo parlare gli adulti ogni giorno…

Ma vogliamo ancora continuare a fare finta di essere tutti idioti? A fare finta che sia tutta e solo colpa di Craxi (per continuare nella – credo – non troppo stupida metafora) e Forlani e che invece il PCI sia immacolato? Ma veramente vogliamo continuare in questa recita? Qui non è in gioco la Repubblica Italiana (pace all’anima sua…): qui è in gioco la Chiesa Cattolica! La fede di ognuno di noi. Altro che Mani Pulite.

Cosa voglio dire con tutto questo? Voglio dire che è perfettamente inutile continuare a discutere con i papolatri, i moderati e i furbacchioni carrieristi di sempre per stabilire fino a che punto infinitesimale Francesco fosse al corrente o meno di quanto facesse McCarrick: questo anzi è ora il loro trucco, la loro disperata arma di difesa. Fosse solo uno, o qualcuno, o un certo numero abbondante, effettivamente si dovrebbe indagare su chi fosse al corrente o meno e di cosa esattamente (cosa abbia coperto o meno).

Ma questa è una barzelletta! Il problema non è il grado di conoscenza di un evento o delle malefatte di un solo individuo. La pratica omosessuale (con le sue varie gradazioni di pederastia e a volte anche pedofilia) ha una diffusione inimmaginabile nel clero, a tutti i livelli. Al di là delle nefandezze di McCarrick, è ovvio che lui è solo la punta di un iceberg e… l’iceberg… lo conoscono tutti. Conoscere o meno o in parte la punta… ha poca importanza (per assurdo, io comprendo anche la difficoltà che un vescovo, o ancor più un papa, chiunque sia, possa incontrare nella gestione di tali spaventosamente gravi vicende…). Ciò che conta, però, è l’iceberg.

La vera colpa, di tutti, da decenni ormai, è aver creato – o almeno lasciato che si creasse e che crescesse a dismisura – il mostro. Questa è la vera colpa: aver creato una “chiesa” che non guarda più a Dio ma all’uomo e ai suoi piaceri, quindi ormai priva dell’orrore per il peccato e quindi priva di legge morale (e del timor di Dio), senza più dottrina e pertanto, nella sua parte umana, traditrice e prostituta.

Qui, per nascondere la tragica realtà (che va ben oltre un singolo uomo), si indaga sul dito e non si pensa alla luna. Hanno abolito la realtà del giudizio di Dio (e quindi la realtà della paura della pena eterna) parlando di utopia e sogni: ed ecco il risultato.

Il vero problema semmai è un altro: è che dovremmo tutti porci la terribile domanda che tutti vogliono evitare di porsi: “cosa dobbiamo fare con questo clero adulterato, avvelenato e inzolfato?”. E poi c’è la seconda, peggiore della prima: “Ma se questi sono i frutti della “Primavera del Concilio Vaticano II… non sarà che questa primavera non veniva da Dio?”. E poi c’è la terza, la peggiore di tutte: “Ma se questo è il clero odierno, almeno in consistente parte, più qualitativa che quantitativa (è ovvio che ci sono sempre tantissimi onesti sacerdoti: sono quelli che non contano, di solito; la vera Chiesa di Cristo, infatti, non verrà mai meno, come ben sappiamo), da chi dovremo andare per essere tranquilli nella ricezione dei Sacramenti, della Messa e magari per avere una degna guida spirituale? Non è che per caso tocca tornare al clero tradizionalista, ovvero quelli brutti e cattivi?”.

Ecco, con questa terza inevitabilmente consequenziale domanda, cadono tutti gli asini, e allora si continua a far finta di nulla, o magari pure a difendere gli indifendibili.

Si continua, cioè, a essere complici. Sì, perché di questo si tratta, alla fine. I “para-buoni” (ovvero i negatori e giustificatori di ogni nefandezza, che, in nome dell’amore a un uomo, tradiscono l’istituzione e pertanto chi l’ha istituita), sono i complici – e spesso gli untori – del tumore che sta corrodendo la Chiesa.

La Chiesa non morirà di tumore, lo sappiamo, per promessa divina: ma finché il tumore c’è, chi lo nasconde, chi lo giustifica, chi lo propaga, magari per fare la parte del “buono”, è untore, è servitore del demonio, anche se lo facesse in buona fede. È un “para-buono”, insomma, “tutto core” e niente ragione.

Sta venendo giù tutto. E sarà sempre peggio, perché al peggio non c’è fine. Ecco, abbiamo dinanzi a noi non la punta dell’iceberg, abbiamo l’iceberg: ovvero, i frutti della “nuova pentecoste”, della “chiesa” dei “papi buoni” e idolatrati, della “chiesa” senza peccato e penitenza perché rinnegatrice della legge morale, della “chiesa” del dialogo e dell’apostasia.

“Che c’entra ora l’apostasia?!”, dirà qualche anima bella… Il più grave fetore di questo iceberg non proviene – checché se ne dica, anche da parte di molti che hanno capito – dal putridume morale. Proviene da quello dottrinale, perché la teologia (studio di Dio e della sua legge) è la causa della morale (la legge del comportamento umano). Non per niente, i primi tre comandamenti sono di dottrina, gli altri sette di morale: Dio infatti viene sempre prima dell’uomo. Pertanto, è l’aver avvelenato la dottrina ciò che ha prodotto la situazione immorale odierna.

La prima vera colpa di questo clero putrido non è l’immoralità, anche la più infame. La prima vera colpa è l’eresia, da cui discende l’immoralità. È l’aver tradito la Chiesa. E se stessi.

Ecco, in che senso, possiamo e dobbiamo parlare delle colpe della cosiddetta “primavera del Concilio”: perché dimenticata o edulcorata la legge divina, oggi se ne raccolgono i frutti (im-morali). Ed ecco perché, Cristo stesso disse “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete” (Mt. 7, 15-16). Ecco i frutti. Anzi, una parte dei frutti.

Da decenni ci raccontano che per fortuna la “chiesa” è cambiata e si è “aperta al mondo”… Gli stessi che sanno tutto da sempre. Tutti, da decenni. Nel 2013 non è caduto un meteorite che ha sconvolto la Chiesa. Nel 2013 è solo divenuta ben più visibile (e certamente con strepitoso “salto in lungo”), e tragicamente travolgente, l’immensità corrosiva della Crisi della Chiesa, iniziata apertamente nel 1958, semiapertamente dalla fine del XVIII secolo e occultamente da due secoli prima (forse tre, per certi versi).

Ora, l’unica soluzione sarebbe cacciare a pedate e bastonate tutto questo immenso marciume che inzolfa la sposa di Cristo e affidarla a uomini di Chiesa veri e sani (che ci sono, ovviamente, qualcuno anche tra le gerarchie). Ma questo… lo può fare solo lo Sposo. Attendiamo con incontenibile ansia che salvi la sua barca nella maniera che riterrà giusta. Nel frattempo, ci schieriamo dalla parte di chi è rimasto da sempre fedele alla Chiesa di sempre. Dalla parte dei “cattivi”, insomma… I “para-buoni”… quelli li lasciamo molto volentieri a idolatrare l’indifendibile. Ovvero, l’iceberg nella sua totalità.

Massimo Viglione

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