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Appello agli Emiliani Romagnoli

Cosa c’è in gioco il 26 gennaio

Le elezioni di domenica prossima in Emilia Romagna sono decisive. Lo sanno tutti, a destra centro e sinistra. Lo sa anche il clero. Meno le persone che andranno a votare.
Ma non sono decisive solo per una normale questione di governo politico, perché l’Emilia Romagna è una regione particolare con una storia particolare.
È la regione rossa per eccellenza, fin dai giorni della guerra civile, del triangolo rosso, degli omicidi di sacerdoti e laici a guerra finita. È la regione che è stata governata sempre e solo dai comunisti e dai loro sviluppi partitici posteriori. È la regione dove più è radicato il sistema di potere del mondo della Sinistra italiana, dove le persone sono più ancora attaccate a quella ideologia, sia nella sua versione vetero-marxista, sia nella nuova versione mondialista, nichilista, genderista e liberal-amoralista.
È la regione di Bibbiano, ovvero degli esperimenti della futura società dell’androgino e dell’anarchismo assoluto, del mondo senza più genitori e figli, maschi e femmine. Il sistema di Bibbiano mette in gravissimo imbarazzo i politici della Sinistra, perché non possono prenderne le distanze – essendo esattamente questa la loro prospettiva politica – e non possono elogiarlo (nonostante qualcuno lo abbia anche fatto) a causa dell’infinita mostruosità e infamità della cosa in sé. Le “sardine”, che da qui vengono, hanno infatti detto che Bibbiano è un falso problema. Intellettuali femministe rivendicano il principio folle per il quale i bambini appartengono allo Stato e non ai genitori (il che implica la legittimità procedurale del sistema di Bibbiano).
È la regione che più di ogni altra in Italia rivendica l’ideologia genderista e omosessualista in ogni suo aspetto e derivato. È, insomma, la regione della più avanzata dissoluzione rivoluzionaria dell’umanità.
Se vincesse ancora una volta la Sinistra, non sarebbe più come i settant’anni precedenti. Questa volta si passerebbe alla definitiva attuazione di questi progetti di distruzione dell’identità sessuale delle persone, della schiavizzazione dei bambini, dell’annientamento della paternità e maternità, della famiglia naturale. Se i bambini appartengono allo Stato, lo Stato (ovvero, nel concreto, le persone ideologizzate che hanno il potere di strappare i figli ai genitori: magistrati conniventi, assistenti sociali, docenti, psicologi, politici) ne fa ciò che vuole: dal mutarne l’identità sessuale alla vaccinazione incontrollata, dalla “rieducazione” mentale all’affidamento a coppie omosessuali, e peggio ancora.
In questa situazione, i vescovi hanno detto che l’unico male è il sovranismo, e pertanto occorre votare a Sinistra. Ogni malefica definizione di questi traditori di Dio, della Chiesa e dell’uomo sarebbe sempre errata per difetto. Ne risponderanno dinanzi al tribunale della giustizia di Dio, che esiste a prescindere dalla per loro ormai del tutto perduta fede nell’aldilà.
Pertanto, questa volta il voto in Emilia Romagna non è come il voto in Calabria o altrove; e non è come il voto dei settant’anni passati sempre in Emilia Romagna. Questa volta ci si gioca il futuro – e non solo politico, ma anzitutto umano – delle persone che lì abitano, a partire dai bambini, ovvero dai futuri uomini del domani. Ci si gioca il modo di vivere e pensare.
Per questo chi vota domenica dovrebbe capire che qui non si tratta più delle coop, del posto di lavoro, o dei ricordi “gloriosi” della guerra civile e degli omicidi, o di Togliatti e Berlinguer. Qui si tratta del futuro dei loro figli, degli esseri umani, della famiglia, della normalità della vita.
Qui si tratta di non finire in una follia infernale che dissolve ogni cosa.
E non è neanche una questione economica: è vero che l’Emilia Romagna è la regione più ricca d’Italia, il vero motore della nostra economia. Ma lo è per la capacità lavorativa e imprenditoriale dei suoi abitanti, non certo per il governo della Sinistra. È facilissimo dimostrare che in altre regioni dove ha governato la stessa Sinistra italiana (vedi Campania, Lazio, Calabria, ecc.) il disastro non è certo stato risparmiato. Se l’Emilia Romagna è ricca (e oggi comunque lo è molto meno che nel passato), è merito degli emiliani-romagnoli, non del governo di un sistema di potere decrepito fino al midollo, e che infatti non riesce più a garantire nemmeno il normale sviluppo imprenditoriale di questa pur fortunata regione.
Per questo è necessario rivolgere un fermo e indispensabile invito a tutti gli indecisi di andare a votare e di votare il Centro-Destra: è vero che anche qui non mancano errori (e a volte anche gravi), ma almeno si impedisce in tal modo lo sprofondamento nello Stige della perdizione dei bambini e della distruzione dell’ordine naturale familiare; almeno si blocca il rapimento dei figli ai genitori; si rallenta l’invasione immigratoria; si pone un freno ai diktat europei distruttivi dell’economia italiana, anche emiliano-romagnola; si dà una risposta chiara di libertà mentale e anche spirituale a un ceto ecclesiastico venduto alla dissoluzione più infernale.
E un invito intendiamo fare anche a chi vota ancora a sinistra e dovesse leggere questo appello: pensate bene a cosa fate! Bonaccini ha già detto che attuerà l’imposizione dell’asilo nido ai neonati. Quale riprova più schiacciante di questa della veridicità di quanto abbiamo detto? Se non ve la sentite di votare il Centro-Destra, non votate questa volta: sarebbe il segno della vostra libertà interiore e del vostro senso dell’onore.
Il 26 gennaio, in Emilia Romagna, si gioca il futuro non degli emiliano-romagnoli, ma degli uomini in generale, in qualche maniera: perché è evidente come il sole che, per le forze della dissoluzione, la “semper fidelis” Emilia Romagna è un vero e proprio laboratorio operativo.
Sta ora agli abitanti di quella Regione mettere il sassolino nell’ingranaggio della Rivoluzione della dissoluzione dell’essere umano e distruggere il laboratorio.

Massimo Viglione
Presidente della Confederazione dei Triarii

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