ARTICOLO TRIARII

Sotto e oltre la nuvola irrorata


Mi piace definire J.R.R Tolkien come l'”Omero del XX secolo”.
E questo in relazione al fatto che ritengo Omero – per me realmente esistito e “sistematore poetico” di entrambi i capolavori eterni – l’iniziale maestro dell’umanità.
Orbene, nel racconto del Signore degli Anelli, mentre Frodo e Sam viaggiano verso Mordor, compare una immensa nuvola nera nel cielo, che, gradualmente, riduce la luce del sole.
La riduce sempre più col tempo, diminuendo di fatto le ore del giorno.
Frodo e Sam se ne accorgono, hanno la grazia di vedere e capire ciò che gli altri non percepiscono nell’assuefazione al potere del mondo.
Tolkien è un profeta, per questa come per tante ragioni, che, chi conosce la sua opera, può capire. Anche in questo ha profetato la realtà.
Ci stanno oscurando il cielo. O meglio, ci stanno togliendo prima l’azzurro intenso, e quindi la gioia interiore della bellezza infinita del giallo e del blu che hanno sempre accompagnato le giornate di chi ha avuto l’immensa grazia di nascere, crescere e vivere in Italia.
Ci stanno ingrigendo le giornate, e quindi le anime. E sarà sempre più così.
Io non sono in grado – e credo nessuno lo sia – di specificare con assoluta certezza quali altri danni di salute fisica, o quali altre conseguenze sulla fauna e sulla flora, sul cibo e sul clima, questo grigiore irrorato ogni giorno nei nostri cieli può apportare.
Quindi, non mi azzardo ad entrare in questo tema specifico. Né ho voglia di accapigliarmi con altri su cose non assolutamente certe.
Ma, proprio per limitarmi all’evidenza dei fatti, non posso non vedere che il grigiore è costantemente sulle nostre teste. Pure in maggio, pure in giugno, pure nel centro Italia, come del Nord e nel Sud.
Tutti i giorni o quasi. E quando, per 2 o 3 giorni al massimo, risplende il sole e il blu, subito arrivano aerei che provvedono puntualmente a riportare il grigiore.
Il grigiore del cielo è lo specchio del grigiore delle nostre vite come questa società le ha ridotte.
La nuvola di Sauron serve, prima di ogni altra cosa, a spezzare il legame tra le anime e il loro Creatore.
A toglierci la bellezza dell’elevazione degli occhi, e con essi dello spirito, al Cielo.
A farci guardare sempre e solo verso la terra, verso il basso, come gli animali, che non guardano al cielo: in modo da essere completamente annientati nella ricerca del piacere fisico e della ricchezza materiale (mentre, nel frattempo, ci tolgono tutti i mezzi per ottenere questa ricchezza).
Serve a spegnere i moti verso l’assoluto, verso la Speranza, verso la grandezza, verso la Sapienza, delle nostre anime razionali.
Serve a spegnere la luce sopra e intorno a noi.
Bill Gates lo ha perfino dichiarato pubblicamente: occorre oscurare il cielo per ridurre il mitologico “riscaldamento globale”.
E, al contempo, mutare il creato secondo i loro piani oscuri maturati negli antri e nelle spelonche dell’odio satanico.
Inutile rincorrere i suonatori di flauto che ingannano le masse informi, se non servono a combattere i mostri delle spelonche infernali.
Ma Frodo e Sam non cedono alla disperazione: si ricordano a vicenda che, oltre quella nuvola artificiale creata appositamente dall’Oscuro Signore e dai suoi servi in terra, splende imperterrito il sole e la notte è illuminata sempre dalle stelle del firmamento.
E la nuvola passerà. E, chi avrà capito e reagito, rivedrà il sole e le stelle. In questa vita o nell’altra.
L’importante, è vedere. Sia il grgio della nuvola artificiale che il Cielo intoccabile oltre essa. (MV)

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