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Draghi, Berlusconi, Monti. Come cento anni fa? No, molto ma molto peggio

Alla luce della sua corsa alla Presidenza della Repubblica Italiana, Berlusconi dice che conviene lasciare Draghi alla guida del Paese fino alla fine dell’emergenza sanitaria.

E siccome l’emergenza sanitaria durerà ad libitum, e, forse, almeno nei piani farneticanti degli attuali padroni del mondo (Agenda 2030, Great Reset, Nuovo Ordine Mondiale e compagnia cantante), per sempre, in pratica, colui che vuole candidarsi a essere il garante delle istituzioni democratiche e della Costituzione, ci dice che, una volta eletto al Quirinale, avallerà la sospensione delle istituzioni democratiche e della Costituzione. Ossia, la dittatura.

E così, il “liberale” – un tempo anche “sturziano” – Berlusconi, l’anticomunista di ferro, si candida a fare l’esecutore fedele dei piani della superfinanza globalista (con l’abbaiante Brunetta a fare da Cerbero).

Del resto, a conferma di quanto affermiamo, vi è la dichiarazione di Mario Monti, rivale giurato di Berlusconi nel fare quanto sopra appena detto, che ci dice che, siccome siamo in guerra (contro quel virus che non finirà mai, ovviamente), occorre sospendere il diritto costituzionale alla libertà di parola e dissenso. Ovvero, “idem con patate”, come si suole dire in gergo. Lui Presidente, Draghi dittatore.

Il tutto, è confermato da uno dei giornalisti più potenti e determinanti d’Italia, che ha avanzato l’ipotesi, e più di una volta, della inutilità delle votazioni politiche (addio 2023!) e della utilità, al contrario, di una dittatura di Draghi. Parliamo ovviamente di Paolo Mieli che scrive sulla sede giornalistica più ufficiale d’Italia, il Corriere della Sera.

Se invece si opterà di portare Draghi alla Presidenza della Repubblica, cambierà comunque poco: a Palazzo Chigi andrà un maggiordomo telecomandato, come avviene più o meno nel sistema istituzionale francese (una coincidenza?). Chi potrebbe essere questo maggiordomo? Abbiamo un vago sospetto… Magari colui che con le sue foto a trentadue denti avrà il compito di tenere buona la parte più ostica e più ingenua del popolo italiano, quella che avrà il prezzo più alto da pagare ma che al contempo è la meno sveglia nel capire? Non possiamo esserne certi: ma certamente non ne saremmo meravigliati.

A nessuno che sia intelligente, sveglio, libero e soprattutto onesto può sfuggire che questi sono segnali inequivocabili di dittatura, in un meccanismo molto simile a quello che cento anni or sono portò il regime liberale nato dal Risorgimento a sfociare nel fascismo. E il tutto avvenne con l’avallo dell’allora Capo della Stato e con la compiacenza pressoché completa dell’intera classe politica del tempo, specie dei conservatori e liberali.

Ma, in ogni caso, giunti a questo punto, non crediamo: è evidente che Draghi non vuole – o non può – lasciare la guida immediata del sistema in questo momento, ed è per questo che Berlusconi e Monti (aspettiamo ora l’intervento del terzo angolo del triangolo, ovvero Romano Prodi) hanno detto ciò che hanno detto. Mattarella, da parte sua, non ha bisogno di esternazioni a propria conferma: ci sono sette anni di sua presidenza che parlano per lui della sua indissolubilmente perfetta adesione ai grandi progetti globalisti (come del resto avviene per il compare d’Oltretevere). È una certezza assoluta in tal senso.

E così, proprio come declinò e morì lo Stato liberale italiano cento anni or sono, sta morendo la Repubblica Italiana, almeno nella sua fase “liberal-democratica”. Del resto, anche allora, la monarchia sopravvisse altri ventiquattro anni, prima di spegnersi nella tragedia.

Possiamo ben dire: corsi e ricorsi storici e “panta rei”.

L’unica differenza con allora, è che in realtà lo Stato italiano in quanto tale, oggi, non esiste più, se non formalmente. Mentre dal 1945 in poi, pur come colonia degli USA e della NATO, però esisteva, aveva una sua consistenza, dopo Mani pulite e il 1992, con la cosiddetta Seconda Repubblica, si è progressivamente dissolto dapprima nell’Unione Europea (Maastricht, euro, Nizza, ecc.) e poi nella superfinanza globalista, specie dal 2011 in poi (senza per questo smettere di essere al contempo colonia statunitense).

Il Covid ora è servito e serve a portare la dittatura di Draghi in Italia (poco importa il palazzo di riferimento, Quirinale o Chigi), il quale ha il compito di vaccinare (o meglio: sierizzare) gli italiani, di piegarli al Nuovo Ordine Mondiale, dapprima mentalmente quindi psicologicamente e infine anche fisicamente, per poi di “transizionarli ecologicamente” verso il 2030 e i suoi meravigliosi destini trans-umani, dopo averli resi schiavi dentro casa, mantenuti e incapaci di ogni reazione.

In tutto questo quadro, il ruolo più infame spetta a tutti coloro che si rendono zerbini di tutto questo: alle gerarchie ecclesiastiche che avallano, ai politici che sostengono (a partire dagli eroi vaccinisti della Lega), ai media schiavi, agli intellettuali complici.

Esattamente, come cento anni or sono. L’unica differenza è che non sta arrivando il fascismo con Mussolini, bensì la più mostruosa macchinazione della storia umana: la sintesi quotidiana di devastazione morale liberalista, di egualitarismo totalitario social-comunista di stampo cinese e di eugenetica simil-nazista.

Con tanto di campi di deportazione già pronti, che sono la fase successiva alla stella gialla oggi divenuta passaporto verde.

Vie di salvezza? Per chi ha fede, solo in Dio. Ma la Grazia richiede la natura, ovvero Dio vuole che compiamo comunque la nostra parte. Da qui nasce la fermissima e inevitabile esigenza della più grande, coinvolgente, decisa e quotidiana resistenza di popolo mai concepita. Sono in molti a dirlo, vi sono varie proposte pratiche in merito, timidi ma infruttuosi tentativi di piazza. Non entriamo per ora nel particolare.

Ci limitiamo a dire che i draghi vanno combattuti, giorno per giorno, sempre, su ogni campo, su ogni centimetro, altrimenti bruciano tutto. E, non si combattono seguendo i draghetti e draghini a servizio del Drago, politici in primis, e che svolgono il ruolo di esche per trote. Ma, al contrario, proprio emancipandosi da tutti costoro (per quanto male possa fare e per quanto sforzo ciò possa richiedere), specie da quelli più vicini, che sono i peggiori. Li si sconfigge seguendo invece le anime libere e coraggiose, che solo dicono la verità e per questa combattono e rischiano ogni giorno, ogni centimetro.

Che san Giorgio ci aiuti a tutti. Soprattutto, che apra le menti degli accecati e risvegli le coscienze di chi si è fatto schiavo del drago. Perché solo una vera resistenza di popolo può oggi servire a fermare il Drago.

Ma occorre farla con i giusti princìpi di riferimento, per i giusti valori categoriali, secondo le giuste prospettive per il futuro. Per questo abbiamo dato il nostro contributo “Io ci sono”.

(Massimo Viglione)

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