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Il normale che è male

Dall’inizio dei tempi fino agli Settanta, nessun essere umano, in nessun tempo e in nessun luogo, in nessuna civiltà e società, è stato iniziato – o, se volete essere buoni, “educato” – alla sessualità a scuola.
Mai.
E non ci sono mai stati problemi.
Da un cinquantennio, esiste l’iniziazione sessuale scolastica imposta dallo Stato laico.
Gli scopi sono ovvi a chiunque non si faccia cieco (ovvero, molto pochi oggi):
1) avviare i ragazzi alla pratica sessuale in età giovanissima senza porre loro alcun limite di natura morale, ma solo la salvaguardia della salute fisica (contraccezione);
2) togliere la gestione di questa delicatissima e fondamentale questione della vita umana ai genitori e al clero per trasferirla “allo Stato”;
3) Oggi, in più, per abituarli all’accettazione del genderismo. Come i libri di testo, fin dalla materna, testimoniano.
Dinanzi a tutto questo, sarebbe assolutamente normale che un papa, e con lui la Chiesa, si battessero perché questo non accada.
Ma ciò che è normale, oggi, è il male. E’ esattamente ciò che viene combattuto da chi dovrebbe difendere il normale.
Magari con la scusante dell’utilizzo della parola “retta”, educazione. Ma sempre educazione sessuale statal-scoalstica deve essere.
Magari dicendo che non deve essere “ideologica”, e facendo finta di dimenticare che l’educazione sessuale è ideologica in sé.
Sarebbe ovvio che tutti coloro che nei decenni scorsi si sono battuti contro l’educazione sessuale nelle scuole, spesso perfino con studi, convegni, libri, ecc., argomentando con cognizione teologica, antropologica e morale le loro ragioni, oggi continuassero a farlo più che mai. Ma quasi tutti costoro oggi tacciono o addirittura criticano chi ancora denuncia questo male.
Tanto, a pagare sono i ragazzi del futuro, mica noi… Come per i bambini abortiti. Mica siamo noi a morire, no?
“Lascia che sia…” “Let it be”, cantavano i profeti di questo mondo. Ed ecco le schiere degli “educatori” al sesso e al gender e a chissà cos’altro entrare con la grancassa nelle scuole dei nostri figli, senza che i genitori possano fare nulla.
Pure avallati, ora. Sono i giorni in cui occorre trovare il coraggio di compiere scelte radicali, per la salvezza dei ragazzi e del futuro. Anche togliendoli da scuola ricorrendo alla scuola parentale. Il loro bene viene prima di tutto.

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