Scorrendo su Facebook, ho visto ora che una persona rispondeva, a chi accusava il clero odierno di eresia: “chi ha l’autorità per proclamare l’eresia”? Come a dire, solo la Chiesa può proclamare l’eresia.
Il problema è che la Chiesa, nei fatti, agisce tramite il clero, almeno tramite le gerarchie, e proprio le gerarchie sono in vasta parte (non certo totalmente) eretiche.
Quindi, il rimanere zitti dinanzi all’eresia delle gerarchie altro non vuol dire che favorire l’eresia stessa facendola ingerire in tutte le anime semplici.
Neanche a farlo apposta, proprio in mattinata avevo avuto un confronto serrato con un caro amico che sta cadendo nella stessa trappola: infatti, mi ha detto testualmente: “Solo la Chiesa (in concreto, le gerarchie) può proclamare qualcuno eretico”.
E se sono le gerarchie a essere eretiche?
Torniamo quindi alla insinuante ipocrita domanda,
alla quale ho dato la seguente risposta:
In certi casi non è questione di autorità. L’evidenza è oggettiva, così come non è l’autorità che stabilisce che l’acqua è bagnata o che il sole illumina.
Affermare che tutte le religioni salvano (Discorso di Bergoglio ad Abu Dabi, mai rinnegato finora) è eresia. Non perché lo dico io, ma perché lo dice il Vangelo, Gesù Cristo unico Salvatore del mondo (“Io sono la Via, la Verità e la Vita, nessuno va al Padre se non per me” – “Andate a battezzate nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo. Chi crede sarà salvo, chi non crede sarà condannato”). Lo dice il magistero universale della Chiesa (“Extra Ecclesiam nulla salus”) così come la retta ragione (se tutte le religioni salvano, perché dobbiamo portare la croce, santificarci, perdonare, digiunare, accettare le umiliazioni, ecc. ecc.?).
L’autorità non può sovvertire l’evidenza dei fatti. E, se lo fa, essa è illegittima. E illegittimi sono i suoi provvedimenti.
Quanto detto può valere, ad esempio, per quanto concerne il conferimento della Santa Eucarestia alle coppie di fatto (di ogni genere e tipo, comprese quelle sodomitiche e lesbiche) auspicato nella “Amoris Laetitia” di Bergoglio (anche in questo caso, mai nessun rinnegamento si è avuto finora), in pieno sovvertimento all’insegnamento di Cristo sul Matrimonio e al Magistero perenne della Chiesa.
O magari può valere nel caso del culto pubblico in Vaticano a un idolo infero, peccato mostruoso e infernale che viene meno direttamente al Primo Comandamento (per non parlare della bestemmia alla Passione e Morte di Gesù Cristo).
Se io dico che è un atto di apostasia pubblica, lo dico esattamente come si può dire che il sole riscalda.
Chi può negarlo?
Non c’è bisogno dell’autorità per dirlo. Anzi, chi non lo dice, è complice dell’eresia e dell’apostasia.
Pertanto, è una trappola del conservatorismo d’antan quella di affermare che solo l’autorità ecclesiastica può dire che un atto è eretico o eretica è la persona che lo compie. L’autorità ecclesiastica, o Chiesa docente, può definire – cosa che alla Chiesa discente non è concessa -, ma chiunque al mondo può dire che il sole riscalda. Quindi, chiunque al mondo può dire che le affermazioni di Bergoglio sono eretiche. Perché lo sono.
Se tacciono i maestri, se annuiscono le gerarchie, saranno le pietre a gridare, saranno i ciechi e gli storpi ad andare a difendere la Verità oggettiva e la Verità rivelata.
A difendere, ovvero, Gesù Cristo stesso.
Perché chi tace, acconsente.
Noi siamo le pietre.
E siccome siamo peccatori, a volte ci viene tanta voglia di tirarle queste pietre a tutti gli ipocriti farisei e “dottori della legge”.
Della legge dell’uomo, però, di cui sono i manutengoli.
Ma poi, ci ricordiamo che Dio stesso ha detto: “A me la vendetta”, a noi il perdono.
Ma non il silenzio. Perché la salvezza delle anime è suprema legge della Chiesa Cattolica. Di cui siamo le pietre. (MV)
ARTICOLO TRIARII
Le pietre e i silenzi
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