ARTICOLO TRIARII

Qual è il Vangelo di mons. Lorefice? Quello di un’altra religione

Mons. Lorefice, arcivescovo di Palermo, ha detto che chi sostiene la remigrazione “è fuori dal Vangelo”.
Bisognerebbe chiedere a questo individuo di quale vangelo parla.
Qualcuno ha mai letto nel Vangelo che esiste un diritto all’invasione delle patrie e terre altrui e quindi un dovere a farsi invadere?
L’ospitalità, cristiana e non, è caratterizzata intrinsecamente dalla limitatezza non solo numerica degli “ospiti” che arrivano, ma anzitutto e costitutivamente dalla limitatezza temporale.
Un ospite è tale perché prima non c’era e prima o poi se ne va. Altrimenti, diventa il padron di casa.
Ma l’essere padron di casa esclude automaticamente in concetto di ospitalità, che prevede, certamente, il dare da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, di “vestire gli ignudi”, curare i malati, ecc., ma al contempo, appunto, la provvisorietà temporale di tale predisposizione all’aiuto del prossimo.
La carità consiste ovvero nell’aiutare il prossimo tutta la vita e sempre, in ogni occasione, ma non nel far diventare lo straniero il padrone di casa in casa altrui. Altrimenti, si diventa quel padre che dà una serpe ai figli, che è appunto quanto accade con il clero odierno vatican-secondista.
Faccio notare che perfino Benedetto XVI sottolineò che l’unico diritto, in materia, è quello a non emigrare.
Il Vangelo di Lorefice è semplicemente il Vangelo di Davos, del globalismo anti-umano che vuole dare le nostre terre e la nostra civiltà agli invasori, soprattutto islamici (ma non solo), vuole creare la razza unica meticcia, come previsto massonicamente da secoli, e vuole distruggere la fede cristiana e la nostra stessa civiltà.
Se c’è una cosa che è anti-vangelo è il vangelo di Lorefice. Che, sia chiaro, non è certo di Lorefice, bensì dell’immensa parte della gerarchia vaticansecondista, specie da Giovanni Paolo II in poi, il quale, durante gli anni Novanta, non tralasciò un solo Angelus domenicale senza invitare ad accogliere gli immigrati (a casa nostra).
So bene che nessuno vuole ricordare questo fatto, ma io loro ricordo perfettamente, perché ogni domenica a pranzo mi avvelenavo ascoltando il suo immancabile invito all’invasione delle nostre terre e patrie, tra un bacio al Corano e una visita in moschea (e in sinagoga pure).
Questi individui sono in perfetto accordo con il Corano, che prevede la conquista, anche violenta, del mondo non ancora islamizzato.
Pertanto, mentre gli imam (e roba simile) predicano l’invasione di quella che un tempo era la Cristianità, i preti di quella che un tempo era la Cristianità, fino al supremo vertice, predicano ogni giorno da decenni esattamente la stessa cosa.
Lorefice e soci, tutto sono fuorché sacerdoti del Vangelo, che insegna che l’amore e la carità sono sempre reciproche, mai unilaterali. Tradotto in concreto: io arrivo nella terra non mia solo se il padron di casa mi accoglie, nella misura temporale dell’accoglienza e rispettando completamente le sue leggi, i suoi usi e costumi, la sua proprietà e soprattutto le persone.
Nessuno al mondo, nemmeno un papa (anzi, lui meno di tutti) può abolire il settimo comandamento del decalogo (ovvero, della Legge naturale), che prevede la difesa della proprietà sotto attacco.
Mons. Lorefice, e con lui quasi tutto il clero odierno, è un uomo di un’altra religione, che non è più quella cattolica.
Quindi di un’altra Chiesa, che non è più quella cattolica.
Questa è la tragedia indicibile, inaccettabile, ingestibile.
Fuori dal Vangelo, ci sta lui. E con lui quasi tutta la gerarchia attuale.
La Chiesa di sempre ha sempre insegnato il valore sacro della Patria. Non dello Stato, che è cosa eminentemente differente (e infatti è lo Stato moderno rivoluzionario che ha sovvertito sia la legge naturale che quella di Dio, per poi suicidarsi in modo da farci invadere da decine di milioni di immigrati, in gran parte islamici), ma della patria, della legittima difesa della società in cui si è nati e si vive, di cui si è parte, che si fonda sulle famiglie, ovvero sul sangue dei popoli, unite dalla stessa fede, lingua, storia, civiltà e terra.
Il resto, è Massoneria applicata.
E questa, come già detto, è un’altra religione.
E pure un’altra Chiesa.
Quella massonica, oggi trasformatasi nel globalismo totalitario, di cui Lorefice è voce di Sauron. Lui, e tutti gli altri della Gerarchia servi del mondialismo kalergyano.
Che, con il Vangelo, non ha nulla a che vedere, ma anzi, ne è l’antitesi. (MV)

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