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Pallottole, italiani, bambini e libertà

La busta con la pallottola indirizzata a Matteo Salvini non è ovviamente, per chi ha varie primavere sulle spalle, una novità.
E’ un vecchio ricordo che ha sempre accompagnato questa Repubblica, almeno dagli anni Settanta in poi (e quindi parliamo di mezzo secolo, ormai).
E’ il segno del livello di “democrazia” di parti eminenti di questa stessa Repubblica, “anti-fascista” nel midollo e quindi “semper idem”.
Salvini è oggi, per queste parti eminenti e sempre celebrate e stracolme di potere, di questa Repubblica “democratica”, tollerante e moderata, il “Mussolini” di turno da appendere al Piazzale Loreto di turno.
Perché una Repubblica “antifascista” nell’essenza, fondata quindi su una guerra civile, ha bisogno della guerra civile per poter sopravvivere al proprio fallimento, e quindi ha bisogno del fascismo perenne.
E’ davvero paradossale che la nostra Repubblica antifascista sia totalmente e perennemente dipendente, come un drogato dalla droga, dal fascismo? No, non lo è. Come argutamente scrisse Ugo Spirito: «L’Italia continua il fascismo a tempo indeterminato»
E più passa il tempo, e quindi più diventa ridicolo e patetico il ricorso al pericolo fascista, più loro ne fanno abuso. Proprio come i drogati con la droga.
In fondo, sono “drogati”… Fino alla morte.
Ma non è solo questione di antifascismo. E’ questione di democrazia, di quella democrazia che hanno sempre in bocca, e sulla canna delle loro pistole e fucili.
Perché sanno bene che non possono reggere alcun confronto democratico vero, in quanto sono al servizio del male e della menzogna. Ecco perché, inevitabilmente, prima o poi, passano ad altri mezzi. Sempre, infallibilmente.
Quella pallottola rappresenta, oggettivamente, una ragione in più per sostenere Salvini, al di là dei meriti e demeriti della persona e della sua politica, al di là delle critiche che si possono fare, degli errori che non mancano, al di là anche dei gusti personali, perché ora c’è in gioco qualcosa di molto ma molto grande. E i nostri nemici lo hanno perfettamente chiaro, questo concetto.
Perché quella pallottola… è destinata a tutti coloro che non aderiscono alla loro “democrazia” e al loro antifascismo, oggi tradotto anzitutto nell’immigrazionismo e nell’invasionismo, essendo questo, come abbiamo detto tante volte, in questo momento il loro primo cavallo di battaglia politico e sociale, il cui scopo vero è il progressivo annientamento degli italiani.
Al rosario – strumentale o sincero, a questo punto ha poca importanza – di Salvini, si risponde con la minaccia della pallottola antifascista.
Sostenuta indirettamente dai preti che non sopportano più il rosario, ma che nulla hanno da dire sulla pallottola.
Come nulla hanno da dire sui poliziotti bruciati (come nulla hanno da dire, per altri versi, su Vincent Lambert o in passato su Charlie Gard e altri esseri umani “fastidiosi”, mentre partecipano volentieri ai gay-pride e danno le chiese ai sostenitori di tutto questo).
Il 26… si vota per qualcosa di molto più grande che per un semplice parlamento europeo. Si vota per la libertà. Per l’esistenza stessa degli italiani. Per la salvezza dei bambini, minacciati da uno Stato sempre più leviatanescamente pronto a indottrinarli per il gender e a renderli soggetti a “trattamenti” ormonali adeguati alle nuove esigenze.
E questo è un pericolo molto più drammaticamente vero, attuale, e, soprattutto, comune a tutti, nessuno escluso, di quanto la “gente” comune riesca a concepire, a pensare, ad accettare.
Dietro quella pallottola, c’è un intero mondo che non cambia mai, e va ben oltre l’Italia. E’ quello della Rivoluzione perenne, che non tollera ostacoli e rallentamenti.

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